Il vero numero 1 è e resta Antonelli

I guasti e la concorrenza interna di Russell hanno mostrato tutto il talento di Kimi, al quale è successo di tutto senza aver sbagliato nulla
Il vero numero 1 è e resta Antonelli
© Getty Images

Mario DonniniMario Donnini

Pubblicato il 13 luglio 2026, 12:13 (Aggiornato il 13 luglio 2026, 14:47)

Posso dirlo? Al netto della retorica oleografica, delle festicciole di bottega e dell’intramontabile richiamo del Cavallino Rampante quando torna a vincere, questo campionato del mondo ha e continua ad avere un solo protagonista e un unico meritatissimo dominatore, ovvero Kimi Antonelli.

Kimi grande protagonista nonostante l'affidabilità Mercedes

Ovvio, favorito da una Mercedes W17 che è e resta la monoposto più performante, anche se di molto la meno affidabile tra le top car. Ma, detto questo, che si sapeva già, sarà bene ragionare anche su altro. Russell a inizio stagione era considerato uno dei rarissimi e credibili anti Verstappen, con Max ritenuto - al di là delle classifiche - il vero n.1 assoluto della F.1, pouond for pound.

Quindi, se a parità di macchina adesso Kimi devasta ripetutamente e ovunque George, siamo già a posto. AKA è sì grande grazie alla Mercedes ma anche “nella” Mercedes e quindi con tutti e per tutti. A prescindere. AKA è sensazionale di suo, punto. E Max lo sa. E Lewis pure. E con lui Charles.

Bene. È la cosa più bella di questo mondiale. Quindi non fermiamoci qui. Se la Mercedes si è rotta due volte su tre, in Spagna e in Gran Bretagna (più il Canada), certo, qualche colpa deve pur averla, la Mercedes stessa, ma di sicuro non ne ha Kimi.

Antonelli vs Russell, chi è stato davvero il più sfortunato?

Di più: se le qualificazioni del Gp d’Austria si fossero svolte in modo piano, sereno e non in una situazione limite, con ogni probabilità Russell non sarebbe finito in pole e non avrebbe mai disputato la gara che ha disputato, perché Kimi una volta di più l’avrebbe mangiato, come lo ha mangiato sempre. Troppi se? No, sono dati di fatto. Anzi, da quando George Russell ha detto piagnucolosamente «Capitano tutte a me», ha avuto a suo favore una sculata dopo l’altra, cose che gli hanno permesso, messe in fila fanno tre, di rimettersi a distanza dignitosa dal giovanissimo compagno-rivale e comunque imprendibile compagno di squadra.

Ma, a proposito di fortuna con la C, varrebbe la pena di analizzare in maniera clinica e asettica anche gli andamenti delle gare in Catalogna e in Gran Bretagna per misurare, grazie magari all’aiuto di un fisiatra, l’immenso e decisivo culo di cui la Ferrari e Vasseur hanno goduto, sia a Barcellona che a Silverstone, nei momenti cruciali.

In Spagna Hamilton si è ritrovato un pit stop regalato in regime di VSC causa Alonso ko e poi ha preso tranquillamente il largo perché il rimontante Antonelli per passare un Russell incarognito ha perso tempo peggio che dietro un torpedone. A quel punto, il colpaccio per Lewis era riuscito, ma, per soprammercato, è arrivata pure la batteria piatta a mettere a piedi Kimi. Okay, ci può stare.

Poco da dire dell’Austria, dove Russell, furbo e sgamato, frega Antonelli ma anche lo spirito delle regole, segnando il giro più veloce delle qualifiche e dell’intera settimana in una tornata nella quale c’erano una bandiera gialla e Verstappen in barriera, fresco d’incidente. Roba da chiodi.

Al punto che, tempo pochi giorni e la Fia ha fa sapere che roba del genere non capiterà mai più. Bene. Ma è capitata. E chi chi ha guadagnato più di tutti? George Russell. E chi meno di tutti? Al solito, Kimi Antonelli. Il quale in tre gare nelle quali era lui nettamente il migliore - in Inghilterra era strabiliante, prima di rompere e Leclerc non avrebbe avuto scampo -, si è ritrovato a perdere un mare di punti, visto che anche a Silverstone lo stesso Toto Wolff ha detto che la guida del bolognese non c’entra niente col problema terminale accusato al wind shield: una cosa che capita con la stessa rarità con cui la Fia sta sul pezzo, quindi quasi mai.

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