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Il vero numero 1 è e resta Antonelli

Pubblicato il 13 luglio 2026, 12:13 (Aggiornato il 13 luglio 2026, 14:47)
Kimi merita un supplemento di stima
Per cui, a dirla tutta, ancor più che fare immense feste per i trionfi delle ben evolute Ferrari di Hamilton e Leclerc (protetto dall’arrivo sotto Safety), pur riconoscendo il valore del trionfo n.250, c’è solo da sottolineare che Kimi esce ingigantito per classe e talento da questo momento delicato.
Perché, in corrispondenza con l’immensa fortuna dei tre succitati rivali, a lui, senza sbagliare niente, è capitato letteralmente di tutto.
Perciò ora AKA merita un supplemento di stima, appoggio ed empatica partecipazione. Anche in ragione del fatto che, al di là della Dea Bendata, la sua candidatura iridata si rafforza sempre più e a ben guardare in 77 stagioni F.1 un italiano non è mai stato in lizza per il mondiale al volante di una monoposto non tricolore.
D’altronde Elio De Angelis su Lotus nel 1985 e Riccardo Patrese su Williams nel 1992, ben poco poterono, anche perché si ritrovavano a dividere il box rispettivamente con Ayrton Senna e Nigel Mansell, quindi ciao mare. Kimi no. Kimi la faccenda della concorrenza interna l’ha già messa a posto da mo’, attaccando tutte le volte che ha potuto e voluto polvere e sassolini sulla visiera del non esattamente simpaticissimo né irresistibile George Russell.
Antonelli un talento che non ha visto Rosso
Ma ci pensate? L’occasione è epocale. Toccando una montagna di ferro, dai tempi di Farina su Alfa, per la prima volta un italiano potrebbe davvero fare bingo iridato, del tutto prescindendo dalla Ferrari. Ma pensa te. Il marchio di lusso lo aveva scartato dalla Academy Rossa in quanto il figlio di Marco era ritenuto troppo piccolo. Piccolo?
Però il figlio di Lawrence Strulovitch (Stroll è lo pseudonimo, mica il cognome vero) entrò nella meravigliosa e meritocratica Academy Ferrari, da kartista, che aveva solo dieci anni d’età, nel giugno 2010. Al tempo si scrisse che il bambino canadese era tanto spinto dal papà, descritto come facoltoso socio dello stilista Ralph Lauren. Mentre il papà di Kimi magari un pullover al tempo se lo comprava in bancarella, al mercato di San Lazzaro di Savena. Troppo piccolo? Ma dai?
E allora finisco di dirlo. Sarebbe bellissimo che questa stagione premiasse meritocraticamente il più bravo e il più forte, Kimi Antonelli, per fargli cavare il lusso di aver fatto completamente a meno per crescere del Luxury Brand, il quale fin da ora potrebbe far tesoro della lezione. Comportandosi in futuro meno da Luxury e magari più da Brand.
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