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Un senso di meraviglia e proibito: Verstappen e la sfida della 24 Ore sul Nordschleife

Pubblicato il 14 maggio 2026, 09:26
Alle porte dell'Eifel è come se il tempo si fermasse, e d'improvviso facesse un balzo all'indietro si qualche decennio. Di colpo, sembra di tornare in un'epoca arcaica, forse più romantica, sicuramente diversa delle corse. Perché il Nordschleife non ha niente a che vedere con le corse di oggi, e moltissimo a che vedere con quelle di ieri. Il senso del pericolo, e di pari passo quello della sicurezza, qui sono disposti a farsi da parte, almeno nella loro concezione moderna.
Meraviglioso, pericoloso, primordiale
Ma Max Verstappen se ne frega, di tutto ciò. Non disprezza il rischio, ma semplicemente lo accetta in nome di una passione che travalica i confini dell'impegno e del mestiere e giunge nell'impensabile. O almeno, impensabile fino a qualche tempo fa, che un pluriridato della F1 decidesse e accettasse di mettersi in gioco nell'Inferno Verde, alla 24 Ore del Nurburgring. I chilometri sono 20,832, le curve 176: è un Infermo Verde che scalda il cuore di chi guarda e di chi guida, che stuzzica la fantasia, che non si fa addomesticare. Danzare tra le curve di questa pista, significa farsi artista, dare pennellate che sanno di meraviglia e proibito. Vale per Max Verstappen, ma vale anche per tutti gli altri piloti che con lui e come lui affronteranno il duello con il circuito più pericoloso per eccellenza. Il Nordschleife non è, e non sarà mai, un luogo corsaiolo che si è aperto alla civiltà, ai paddock ricchi, eleganti e patinati: è essenza e genesi delle corse, talmente primordiale da sembrare quasi di venire dal futuro.
Quella frase di Jackie Stewart
A costo di scadere nel banale e nel preconfezionato, quella di Max Verstappen è già una vittoria. Perché accetta di rischiare, di misurarsi con degli specialisti, accetta pure di partire alla pari, come uno qualunque, anche se avrebbe palmarès e conto in banca abbondanti per prendersi un weekend di vacanza. Macchè, Max rilancia, si mette tuta e casco e accetta la sfida sul più pericoloso dei circuiti al mondo. Neanche un mese fa, purtroppo ci ha trovato la morte Juha Miettinen, a conferma della criticità di questa pista. "Motorsport is dangerous", ma sul Nordschleife lo è anche di più. Però... però, come si dice, si vive più in un giro di qualche minuto sul Vecchio Nurburgring che in una vita intera. Basta un videogioco per captarne la complessità, due passi dal vivo per individuarne le criticità, occorre farci un giro per capire, davvero, che razza di pista sia. Si sale e si scende, si sterza e si frena, in un luogo sacro per le corse e difficilissimo per i piloti. Cordoli traditori, vie di fuga ridotte al minimo o assenti, asfalto vecchio e curve alla cieca. Figurarsi che razza di faccenda può essere girarci per 24 ore, figurarsi quando piove o quando scende la notte. La sintesi migliore del 'Ring, probabilmente, resta quella di Jackie Stewart: "Qualunque pilota che afferma di aver amato il 'Ring, o mente o non andava abbastanza veloce".
Max non può farne a meno!
A cinquant'anni esatti dal rogo di Lauda a Bergwerk, a cinquant'anni esatti dalla sua ultima apparizione in F1, il Nordschleife ospita un campione del mondo di F1 e la notizia è sufficientemente bella da far raggiungere numeri pazzeschi alla 24 ore tedesca. Non è, non può essere un caso: perché Verstappen alla 24 Ore del Nurburgring è un viaggio nel tempo, una sfida anacronistica, è adrenalina, emozione e passione per un pilota che ha deciso di stare fuori dal tempo. Dal suo tempo, quello di piloti di F1 che, per il merito e per il privilegio che hanno, potrebbero fare altro. E invece Max no, Max vuole vivere la sfida: la cerca, la annusa, la accetta. Si culla nell'amore per le corse, torna all'origine del motorsport, lancia un messaggio potente: datemi un volante, al resto penserò io. Non è questione di soldi e nemmeno di fama: è questione di non poterne fare a meno, è un fuoco dentro che ha bisogno di essere alimentato, è il bisogno e la necessità di sfamare il desiderio. Potrebbe stare a casa a Monaco, in Brasile con Kelly, sul suo yacht o dovunque dovesse avere voglia: lui invece sceglie l'auto, il casco e le cinture; sceglie un sedile, un volante e dei pedali, perché non esiste luogo in cui si senta più a casa. E farlo nell'Inferno Verde, paradossalmente, lo porta in Paradiso.
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