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Zanardi e... la CART: paradiso e inferno

Pubblicato il 5 maggio 2026, 10:20 (Aggiornato il 5 maggio 2026, 10:41)
Vola in America, spinto per lo più da sua moglie Daniela; e poi succede che Chip Ganassi se la prende proprio con Bryan Herta, la futura vittima di Laguna Seca 1996: succede che si libera un posto ed Alex finisce nel casting per assicurarsi quel sedile. Il test va a buon fine, la selezione però è spietata. Chip Ganassi riflette, studia la situazione. E la sblocca nella notte tra il 22 e 23 ottobre 1995, data importante perché superata la mezzanotte è il 29° compleanno di Alex. Si va a firmare con Ganassi.
Che avventura nella CART
Il resto fu una escalation di soddisfazioni. Il 1996 è un anno sbalorditivo, per essere un debuttante: Zanardi vince infatti la classifica mai scontata (soprattutto in America) di "rookie", terzo a pari merito con il secondo in un campionato vinto dal compagno di squadra Vasser. Ma il dado è tratto: Alex mette a segno pole, porta a casa vittorie e chiude quella stagione con lo straordinario sorpasso al Cavatappi. È il prologo di due annate da padrone della categoria, con il titolo del 1997 e quello del 1998, con quest'ultima che è una stagione senza appello: in 19 gare ci sono 7 vittorie e 15 podi. I numeri di quel triennio saranno degni di un dominio: 15 vittorie in 51 corse e due titoli.
Sono numeri che spalancano ad Alex le porte della F1, con la parentesi poco felice con la Williams del 1999. Una possibilità che Alex si era assolutamente meritato: aveva fatto vedere di che pasta fosse fatto, perché oltre a Laguna Seca 1996 c'è anche Cleveland 1997 (da ultimo a primo, con i 18 giri più veloci della gara tutti messi a segno da lui) e Long Beach 1998, altra rimonta superlativa con la sospensione danneggiata. Forse il manifesto di essere Alex Zanardi: andare avanti e provarci sempre con quel che si ha.
Lausitzring 2001 e cambia tutto
La CART fu paradiso, prima di essere inferno. Perché dopo un 2000 speso principalmente a ricaricarsi, Alex Zanardi era pronto a tornare. Lo fece, nel 2001, con una avventura nuova: il suo vecchio tecnico Morris Nunn aveva ora un team tutto suo e lui accettò di ricominciare con lui, mettendo in conto pazienza e sguardo a lungo termine. Tempo però non ce ne fu, in una stagione difficile per lo svezzamento e poi finita con quel maledettissimo incidente del Lausitzring.
Zanardi che perde il controllo a gomme fredde, Alex Tagliani che arriva a velocità folli, la macchina che diventa una lama: boom. Il botto, il buio. La paura, la speranza. L'estrema unzione, un corpo menomato, senza gambe e con un solo litro di sangue. Il miracolo, se così si vuole chiamare. E Alex Zanardi che ricomincia. Ancora. Per reinventarsi, per restare atleta e ispirazione. Avrebbe guardato ciò che era rimasto del suo corpo, non ciò che non c'era più. Il resto è storia.
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