Zanardi e... la CART: paradiso e inferno

Negli USA Zanardi si è pienamente realizzato come pilota, scrivendo pagine di storia: due titoli e sorpassi da mito. Poi il Lausitzring: dal paradiso all'inferno
Zanardi e... la CART: paradiso e inferno
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 5 maggio 2026, 10:20 (Aggiornato il 5 maggio 2026, 10:41)

Una Reynard bianca con pennellate di blu del team Rahal è un puntino là davanti. La guida Bryan Herta ed ha tutta l'intenzione di restarci, davanti. E' l'8 settembre 1996, siamo a Laguna Seca ed è l'ultimo giro della tappa di Monterey. Alex Zanardi, a bordo di un'altra Reynard ma stavolta nel colore rosso di Chip Ganassi, vuole vincere e lì per lì non sa cosa inventarsi. Poi ci pensa, studia la situazione. 

Dopo curva 6, una sinistrorsa di circa 90 gradi in contropendenza, c'è una salita irregolare che porta ad una curva. Anzi, "la" curva, su questa pista: è "The Corkscrew", il "Cavatappi". Fa paura anche solo a pensarci: una chicane ripidissima in discesa, un sinistra-destra ondulato in cui in cima non riesci nemmeno a vedere il resto della curva.

Freni e sterzi alla cieca, insomma. È da pazzi, anche solo pensarci. Ma è l'ultimo giro e occasioni non ce ne saranno sostanzialmente più. Herta non è lontano, la porta al suo interno è semi-aperta. Non è il momento di pensare, ma di osare. Alex dà un colpo di sterzo, si attacca ai freni e...

Laguna Seca 1996: Zanardi entra nel mito

E porta a casa il sorpasso più bello che a Laguna Seca abbiano mai visto. Non solo a Laguna Seca, ma in California e più probabilmente in tutta l'America. Quella non era una curva, ma "la" curva; e quello che viene fuori non è un sorpasso, ma "il" sorpasso. Anzi: "The Pass", come lo chiameranno. Perché Alex Zanardi, in quell'ultimo giro ormai vecchio di 30 anni, fa la storia. La percorre, la scrive con l'inchiostro indelebile, la vive.

E vince una corsa che sarà resa immortale proprio da quel sorpasso. Va oltre le righe bianche in uscita, certo; oggi gli chiederebbero di restituire la posizione o, al più, gli darebbero 5" di penalità. Ma non allora, non quel giorno: anche Bryan Herta si complimenta, anche se giura che da quel giorno non potrà mai più guardare con gli stessi occhi Alex Zanardi.

Il sorpasso al Cavatappi a Laguna Seca 1996, curiosamente, non è neanche lo zenit assoluto di Alex Zanardi in America, almeno in fatto di conquiste. Perché per quanto mitologica, quella è la vittoria in una gara; invece Alessandro da Castel Maggiore negli Stati Uniti diventerà idolo, fenomeno di massa, campione. Per ben due volte in quella che all'epoca si chiama CART, poi divenuta Champ Car e infine confluita nella IndyCar insieme alla IRL.

Purtroppo, era proprio la IRL a detenere i diritti per ospitare la 500 Miglia di Indianapolis: chissà che ne sarebbe stato, di Alex Zanardi sul Catino dell'Indiana, se solo avesse potuto cimentarvisi nel suo momento d'oro. Un sogno rimasto nel cassetto, forse perché aveva da esaudirne altri.

Con Ganassi un po' per caso

L'America, terra di opportunità, per Alex Zanardi lo è stato davvero. Aveva una carriera che sembrava in declino, il conto in banca non sorrideva e non è che, lì per lì, vi fossero troppe porte aperte. Se n'era stato un anno fermo, in quel 1995 successivo all'ultima avventura in F1. In quel momento, per sua stessa ammissione, Zanna è un pilota psicologicamente vulnerabile: il 1994 è stato un vortice che si è autoalimentato, tra guasti tecnici, errori evitabili e risultati che non arrivano, al punto da farti dubitare di te stesso.

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