Hamilton come Schumacher, così la Ferrari potrebbe vivere una nuova epoca d'oro

Secondo Claire Williams l'ex pilota Mercedes ha tutto per ricreare il periodo glorioso dei primi anni 2000, ma ci vorrà pazienza prima che si concretizzi

Chiara RainisChiara Rainis

Pubblicato il 21 giugno 2026, 13:31 (Aggiornato il 22 giu 2026 alle 09:48)

Quando venne ingaggiato dalla Ferrari per la stagione 1996, Michael Schumacher aveva alle spalle due titoli iridati appena conquistati con la piccola Benetton e su di sé le attese tipiche di chi viene preso per compiere un immediato miracolo. Il diavolo però, fa le pentole , ma non i coperchi, ragion per cui il Cavallino, per poter celebrare davvero, dovette attendere il 2000. 

Tra le due date qualche gioia e diversi bassi. Dall’incidente procurato a Jerez nel 1997 per impedire a Villeneuve di vincere il suo primo Mondiale, al botto  di Silverstone del 1999 in cui l’asso di Kerpen si ruppe la gamba destra e fu costretto a rinunciare a sette GP, oltre che ad un potenziale primo sigillo. Fino a quel momento, dunque, il matrimonio che doveva essere della rinascita si stava rivelando un flop, tanto che lo stesso team manager Jean Todt, ad un certo punto, rischiò il posto. 

Terminata la suddetta penitenza, per la compagine modenese cominciò l’era vincente. Schumi si trasformò in un trascinatore e fino al 2004 non ce ne fu per nessuno. Da allora, più volte a Maranello sono stati chiamati nomi altisonanti per replicare quell’epoca gloriosa, ma mai la volontà ha prodotto i risultati sperati. Fernando Alonso prima e Sebastian Vettel ci sono solo andati soltanto vicino e ora, con il sette volte iridato Hamilton, l’augurio è che tale tendenza possa essere ribaltata.

Hamilton come Schumacher, così la Ferrari punta a tornare in vetta al mondo

La scelta di preferire un 40enne ad un giovane promettente, ma alle prime armi, è stata proprio operata per andare in quella direzione.  Un azzardo, se vogliamo, che secondo Claire Williams, figlia del grande Frank, darà buoni frutti per merito delle abilità e al carisma del britannico.

Intervenuta al podcast High Performance Racing, l’ex patron del team di Grove, ha ragionato sull’impatto positivo e decisivo che può avere un campione su un gruppo di lavoro. “A noi non è capitato, tuttavia l’ho visto accadere altrove. Ad esempio in Red Bull con Verstappen, o in Ferrari con Schumacher. Perché si verifichi uno scenario del genere è necessario che la squadra sia in una certa situazione e il pilota abbia una personalità particolare. Non è dunque una cosa frequente, la sua riflessione.

Per la 49enne Lewis potrebbe essere il prossimo e la prova è una maggior integrazione con il muretto e il resto della scuderia rispetto al 2025. “Alla sua prima stagione in Italia  c’era chi si chiedeva se fosse finito. Non so quanto tempo spenda in fabbrica o quanto di frequente vi si rechi, ma l’ho sentito parlare in italiano e ringraziare. Chi è nell’ambiente sa che ci vuole tempo ad abituarsi ad una nuova squadra. E non vanno nemmeno dimenticate le differenze culturali tra Ferrari e Mercedes”, ha poi concluso convinta che, con un po’ di pazienza, lo vedremo diventare la nuova bandiera della Rossa.

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