Temi caldi
Benetton Formula, la rivoluzione che ha unito moda e F1

Pubblicato il 28 maggio 2026, 13:20
La moda e la Formula 1 hanno sempre condiviso qualcosa di profondamente simile: l’esclusività. Entrare in questi mondi è difficile, ma riuscire a costruirsi un’identità riconoscibile lo è ancora di più. È anche per questo che, nel corso della storia della massima serie, il fashion ha spesso affiancato team e piloti in modi differenti, contribuendo a definire l’immagine stessa del paddock.
L’ultimo esempio è arrivato proprio nelle ultime ore: il marchio di lusso italiano Gucci diventerà title sponsor della scuderia Alpine a partire dal 2027. Una notizia che oggi viene accolta quasi con naturalezza. La Formula 1 contemporanea è ormai sempre più vicina al mondo lifestyle, tra collezioni dedicate, collaborazioni esclusive e brand fashion coinvolti persino nella realizzazione dei team kit.
La partnership tra Mercedes e Tommy Hilfiger è probabilmente il caso più iconico dell’era moderna, soprattutto grazie al forte legame costruito con Lewis Hamilton. Ma anche Hugo Boss, presente accanto a diverse scuderie dagli anni Ottanta in poi, è diventato nel tempo uno dei simboli estetici del paddock.
Il brand che cambiò tutto
Eppure, prima che queste collaborazioni diventassero la normalità, qualcuno ha dovuto aprire davvero la porta della Formula 1 al mondo della moda. Non semplicemente attraverso una sponsorizzazione, ma compiendo un passo molto più grande: trasformare un marchio fashion nel nome e nell’identità di un team.
Quel qualcuno è stato Benetton.
Nel 1986 il marchio italiano entra ufficialmente in Formula 1 come costruttore, dopo essere già apparso nella massima serie come sponsor della Tyrrell dal 1983. Con l’acquisizione della Toleman nasce il progetto Benetton Formula, qualcosa di unico nella storia della categoria. Mai prima - e mai dopo - un team di Formula 1 aveva portato il nome di un brand di abbigliamento come propria identità principale.
L’identità Benetton nel paddock
La storia di Benetton Formula, però, non si limita soltanto all’impatto culturale e commerciale. È una storia di innovazione, visione e successi sportivi. Nel 1988 Alessandro Benetton, secondogenito del fondatore Luciano Benetton, assume la gestione del team con l’obiettivo di portarlo ai vertici del mondiale. Una missione che prende forma con l’arrivo di Flavio Briatore, chiamato a guidare la struttura sportiva.
Da una parte Briatore costruiva una squadra competitiva, dall’altra Alessandro Benetton trasformava il paddock attraverso un’identità visiva completamente nuova. Colori sgargianti, monoposto immediatamente riconoscibili, tute rosa per i meccanici: elementi che all’epoca rompevano totalmente gli schemi della Formula 1 tradizionale. Benetton non voleva soltanto correre. Voleva essere vista.
Schumacher, i titoli e il documentario
Il punto più alto arriva con Michael Schumacher. Grazie alla gestione di Briatore, il tedesco arriva in squadra e trasforma Benetton Formula in una realtà vincente. Nel 1994 e nel 1995 arrivano due titoli mondiali piloti consecutivi, seguiti dal campionato costruttori del 1995.
Un’impresa che consegna definitivamente il team alla storia della Formula 1. A trent’anni da quei successi, questa avventura è tornata sotto i riflettori grazie al documentario Benetton Formula, uscito al cinema lo scorso novembre e oggi disponibile su Sky e NOW.
Ed è proprio qui che il racconto acquista ancora più valore. Il documentario non si limita a ricostruire i risultati sportivi della squadra, ma mostra come Benetton abbia cambiato il linguaggio stesso della Formula 1, anticipando di decenni il rapporto tra motorsport, moda e cultura pop che oggi domina il paddock. Perché molto prima delle collaborazioni luxury moderne, dei lanci social e delle capsule collection, c’era già qualcuno che aveva capito. E quel qualcuno era Benetton.
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading



