Honda si è tenuta un'Aston Martin in fabbrica, cosa attendersi a Miami?

Un mese di lavoro sulla power unit e, a Silverstone, sulla AMR26 avrà prodotto sostanziali progressi delle prestazioni? Honda non nasconde la realtà
Honda si è tenuta un'Aston Martin in fabbrica, cosa attendersi a Miami?
© Alastair Staley/LAT Images

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 28 aprile 2026, 13:17

Nonostante un mese di tempo per lavorare sulla power unit, la ripartenza del campionato con il GP di Miami può diventare, per Honda, un momento di difficoltà almeno pari a quanto visto a Suzuka?

È il paradosso di un lavoro sull’affidabilità che a Sakura è andato avanti senza sosta, sfruttando anche la disponibilità di una AMR26, dopo il GP del Giappone, rimasta in fabbrica per approfondire i motivi delle vibrazioni trasferite ai piloti una volta installata in macchina la power unit Honda che, al banco, dava tutt’altri riscontri. Sul fronte della riduzione delle vibrazioni si è lavorato ancora ma quel che urge trovare è una prestazione impossibile, perché serviranno tutte le opportunità - due quest’anno, due per la prossima stagione - concesse dal meccanismo Aduo per provare a recuperare terreno.

Il recupero a 350 kW aiuta i migliori

Lo scenario rischia di essere a un livello paradossalmente peggiore rispetto all’ultima gara in ragione delle novità regolamentari decise dalla Fia, nella misura in cui ha ammesso il recupero energetico attraverso il motore termico per un valore di 350 kW anziché 250 kW.

La crisi di potenza e prestazioni che affronta il V6 Honda è un limite enorme se sei chiamato a una fase di clipping nella quale produrre energia per la batteria e al tempo stesso sostenere la spinta. La possibilità di generare 350 kW anziché 250 kW non fa che aiutare i migliori motoristi, in questo momento Mercedes e Red Bull.

Progressi non rivoluzionari

Al GP di Miami guardano con realismo in Honda e il responsabile delle operazioni in pista, Orihara, rivela come in Florida non vedremo sostanziali passi in avanti: “Il Gran Premio del Giappone ha dimostrato che il lavoro sta procedendo nella giusta direzione e ci ha aiutato a trovare la motivazione per continuare ad andare avanti. Dopo quella gara, abbiamo colto l’occasione per lasciare per la prima volta una delle AMR26 a Sakura per ulteriori test statici, concentrando i nostri sforzi sulla riduzione delle vibrazioni e, di conseguenza, sull’aumento dell’affidabilità.

Abbiamo compiuto alcuni progressi, che ci consentiranno di implementare ulteriori contromisure a Miami e nel prosieguo della stagione. Realisticamente, questi progressi non avranno un impatto visibile sulle prestazioni del propulsore in pista, quindi non dovremmo aspettarci grandi balzi in avanti a tal proposito”. Servirà rifare la power unit e la portata degli interventi è tale da essere attuabile solo operando in regime di Aduo, in chiave 2027.

Sarà un’Aston Martin ancora fanalino di coda dello schieramento, da verificare nel distacco dal vertice, alla luce degli sviluppi che porteranno tutte le squadre, nel primo importante pacchetto di aggiornamenti destinato a migliorarne le prestazioni.

La prima volta su molte curve lente

“Miami è il primo circuito quest’anno ad avere molte curve a bassa velocità, è unico nel suo genere ed è caratterizzato da due lunghi tratti a pieno gas e diverse curve a bassa velocità. Questa combinazione rende interessante la ricerca del giusto compromesso nelle impostazioni della vettura. Per quanto riguarda il propulsore, l’obiettivo è di migliorare la guidabilità nei tratti a bassa velocità; ottimizzare la gestione dell’energia in questi passaggi è un fattore chiave per massimizzare le prestazioni”, ancora Orihara.

“Miami è anche il primo weekend di gara della stagione in cui farà caldo e sarà fondamentale tenere sotto controllo le temperature del propulsore con questi nuovi regolamenti”. Le previsioni danno tre giornate con temperature nell’ordine dei 30° C, destinate a impattare sulla gestione delle gomme e, potenzialmente, una sfida per le nuove power unit che finora hanno mostrato livelli di affidabilità elevatissimi, considerando l’avvio di un ciclo tecnico inedito.

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