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Ingiocabili? No, irraggiungibili: da Spa 1968 a Budapest 2025, 200 volte McLaren
Ennesima prova di forza del team di Woking, che piazza due auto davanti con due strategie diverse: 4° doppietta di fila (accaduto solo nel 1988), ma soprattutto vittoria n. 200

Pubblicato il 4 agosto 2025, 09:36
Di Spa 1968 ci si ricorda principalmente per due motivi. Il primo, che fu il debutto degli alettoni in Formula 1, grazie a quel genio di Mauro Forghieri che installò un “profilo alare” sulla Ferrari 312 F1. Il secondo, che fu la prima vittoria di sempre della McLaren, peraltro con il suo fondatore, Bruce McLaren, alla guida.
Quarta doppietta consecutiva: era successo solo una volta alla McLaren
Da allora, gli alettoni sono proliferati e sono diventati un qualcosa quasi di scontato, un po’ come sembrano oggi scontate le vittorie della McLaren. Detto, sia chiaro, con massimo rispetto per il lavoro di Woking. E detto magari un po’ troppo superficialmente, se è vero che Charles Leclerc, per 40 giri o giù di lì, aveva fatto il possibile per rendere appunto meno scontata possibile l’ennesima doppietta McLaren. La quarta di fila, per l’esattezza, come al team inglese era riuscito solo una volta nella sua storia: dal GP Messico al GP Francia del 1988.
Ma se alla fine, noie della Ferrari o meno, arrivano due macchine davanti con strategie diverse, beh, vuol dire che scelte tattiche o meno c’è la macchina alla base di tutto. C’è questa MCL39 stratosferica, apparentemente semplice nelle forme ma complessa per come riesce a stare sempre sul pezzo, in ogni pista ed in ogni condizione. E’ merito suo se oggi, come Senna e Prost 37 anni fa, Oscar Piastri e Lando Norris possono permettersi di fare il bello e cattivo tempo, e merito della macchina se il team può permettersi di farli sfidare, a costo di rischiare il contatto come nel penultimo giro del Gran Premio d’Ungheria.
Giusto aver diversificato
A Bruce McLaren, c’è da scommetterci, Oscar e Lando sarebbero piaciuti. Giovani, imperfetti e sognatori: il secondo aggettivo è probabilmente anche il motivo per cui questo è un mondiale che non si schiera, la cui inerzia, come ha detto l’inglese, “non è chiara”. E c’entra poco tirare in ballo la strategia diversificata: il team avrebbe fatto esattamente lo stesso che avrebbe fatto se le posizioni dopo la prima curva fossero state invertite. Ha fatto quello che doveva fare, consapevole della propria superiorità tecnica: cercare di vincere.
È così che si fa entrare nella mente il concetto di fame di vittoria, è così che si spinge il team ad essere sempre al massimo. E’ stato giusto, a costo di non offrire parità di trattamento, andare a giocarsi la carta delle due macchine contro una sola Ferrari (e una sola Mercedes) per non farsi sfuggire la vittoria in un gran premio, che è l’obiettivo per cui ci si alza dal letto la domenica mattina. E soprattutto, deve essere così soprattutto se si ha una macchina, come va di moda dire oggi, “ingiocabile”, anche se Leclerc ha provato a dimostrare, fino a quando ha potuto, il contrario.
Ingiocabili? No, irraggiungibili
Di Budapest 2025, magari, tra qualche tempo ci si ricorderà meno dei guai di Leclerc e più del successo numero 200 del team di Woking, il quale ha rischiato di evaporare in quella curva 1 che ha fatto vedere i fantasmi ad Andrea Stella. Di Spa 1968, del resto, ci si ricorda che ha vinto Bruce McLaren, molto meno di “come”, abbia vinto: cioè, per un rifornimento e successive noie tecniche di Jackie Stewart nelle battute conclusive del GP. E’ la storia, che decide spietatamente di ricordare molto di più chi vince, spesso anche a svantaggio di come si sia vinto. Poche storie, una o due soste che siano, Piastri e Norris avranno il loro momento per sfidarsi, ancora, ad armi pari. Tanto, questo, è un mondiale che finirà a Woking. Se a uno o all’altro, staremo a vedere: perché ancor più che ingiocabili, con una Ferrari a -299 ed un Verstappen a -97, le McLaren sono ormai irraggiungibili.
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