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Minardi, 40 anni fa il debutto in Formula 1

Pubblicato il 7 aprile 2025, 14:22 (Aggiornato il 7 aprile 2025, 13:14)
Quarant’anni precisi dall’esordio della Minardi in F1, con Piero Martini nel Gp del Brasile 1985. Un piccolo passo per patron Gian Carlo, un grande salto nel mondo da sempre sognato. Roba grossa. Da rivivere insieme, qui e ora, guardando indietro come a una favola bella che mette nostalgia e un po’ commuove, perché densa di tanti nomi che non ci sono più e di una civiltà, quella dei Gran Premi, che nel frattempo è molto, forse troppo cambiata.
«Quarant’anni son tanti, ma è così, siamo a questa scadenza ed è bello ricordarla» - attacca Gian Carlo. - Che poi la stagione 1985 inizia nel 1984, con la primissima Minardi F1 in pista per test col motore Alfa Romeo, candidato a muovere la tua creatura, ma poi tutto si scioglie come neve al sole.
Perché?
«Guarda, se ho fatto duemila chilometri di test col motore Alfa Romeo, non l’avevo mica rubato. No, c’era stata una porticina aperta da Massacesi, al tempo Presidente Alfa, per una fornitura che ci avrebbe tanto aiutato. Ma improvvisamente l’Alfa Romeo cambia idea e direzione, tanto che viene chiusa anche l’Autodelta».
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Il ruolo di Chiti e Martini
- E ti organizzi correndo ai ripari.
«Col mio socio Piero Mancini ci accordiamo con Carlo Chiti appena uscito dall’Autodelta, per montare un nuovo turbo concepito a tempi record, dal nome Motori Moderni, che arriverà a stagione iniziata, mentre il nostro esordio vero e proprio in F1 avverrà con un’unità Cosworth clienti. Meno potente ma più affidabile».
- Poi c’è la faccenda del pilota, che dovrebbe essere Nannini ma alla fine è Martini.
«Ad Alessandro manca mezzo punto per avere la licenza per la F1 e in F1 Commission Ron Dennis si oppone, così son costretto a correre ai ripari ed entra in ballo Piero. Attenzione, non è una seconda scelta ma un condiviso orientamento alternativo all’insegna della continuità. Perché proprio Piero è giunto secondo in F2 a Misano con una Minardi e il consorzio di sponsor che ho messo insieme è di matrice romagnola e quindi omogenea a pilota e team. Tutto torna, insomma».
- Spiega meglio il concetto di gruppo di sponsor.
«Accanto ai finanziatori più grandi, riesco a mettere insieme un pool di aziende in crescita e radicate sul mio territorio. È un’idea che parte bene ma poi non ha il seguito che meritava, penso perché fosse troppo avanti coi tempi. Ma l’intuizione era buona, altroché».

- Detto questo?
«Detto questo con la M185 e il Cosworth si parte per il Brasile. La macchina è progettata da Caliri e siamo pieni di entusiasmo, anche se all’inizio l’unico target è prendere il via e fare esperienza».
- Da Imola arriva il turbo Motore Moderni. L’iniziativa è coraggiosa.
«Pensa te, un piccolo privato che gestisce un neonato motore sovralimentato. Oggi solo a pensarci mi viene freddo, eppure allora tutto è spontaneo, naturale. La passione e la voglia di esserci superano tutti i problemi teorici e pratici».
Un curioso retroscena
- Anche se al tempo, l’unico dubbio è indovinare il giro in cui il Motore Moderni si romperà, rendendo l’anima...
«Sai, col senno di poi, quaranta anni dopo, dico che forse serebbe stato meglio montare il Cosworth per tutta la prima stagione, perché era affidabile e comunque così facendo avremmo messo dietro la Tyrrell. Nel frattempo avremmo potuto sviluppare il turbo di Chiti nei test, facendolo crescere con gradualità. Ma queste son teorie retroattive. La verità? Andò come andò e fu bello anche così. E ti svelo un retroscena. L’anno dopo, in Brasile 1986, proprio perché sapevamo che il turbo MM non sarebbe durato, partimmo con De Cesaris a mezzo serbatoio e con Nannini col pieno. Non dicemmo niente a Chiti, che quando vide De Cesaris che volava, sesto o settimo, diede di matto e diede di matto ancor più quando conobbe l’arcano, a fine gara. I rifornimenti erano vietati, quindi sapevamo che Andrea non sarebbe mai arrivato al traguardo, ma far bella figura ci serviva per metterci in evidenza e infatti andò così. Con un rimontone da urlo che ci esaltò, tanto da causare una successiva bella puntura vitaminica di sponsor. Ovviamente rompemmo il motore poco prima che la benzina finisse e tutto fu perfetto... Il paziente stava ancora male ma l’operazione era riuscita!».
- Tornando al 1985, l’esordio della Minardi, va guardato con rispetto, perché con Piero arriva l’11esimo posto in Germania e il 12esimo in Belgio, con un epilogo stupendo, ovvero l’otta- va piazza in Australia.
«Al tempo andavano a punti solo i primi sei, sennò con le regole di oggi ne avremmo presi tre preziosi, divenendo una gran rivelazione. Invece quell’exploit rimase, per così dire, nell’ombra»...
Continua a leggere l'intervista sul numero 13 di Autosprint, in edicola fino al 7 aprile o abbonati alla rivista digitale
Autosprint 1985


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