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Ferrari e Mercedes, l'inversione (inattesa) delle prime guide
Giorgio Ferro
Pubblicato il 23 giugno 2026, 11:41
L’inizio di questo Mondiale di F1 ha portato alla ribalta due team più di altri. La Mercedes, per un dominio che fin da subito è parso imponente, e la Ferrari, per il pregevole crescendo dimostrato gara dopo gara e culminato con la vittoria di Barcellona. Al contempo, questi primi sette Gp hanno acceso la miccia della discussione su due temi scottanti che storicamente accompagnano da sempre il mondo del Motorsport. Ovvero la gestione dei piloti all’interno di una squadra e, legato a filo doppio, il rapporto tra i due piloti.
Infatti, in entrambi i team, c’è un pilota che non si aspettava nemmeno lontanamente che il compagno potesse in qualche modo stargli davanti e addirittura potesse, a questo punto dell’anno, vantare una posizione di gran lunga migliore nella classifica mondiale. Uno status da prima guida nel team, insomma. Russell vs. Antonelli e Leclerc vs. Hamilton. Di loro parliamo.
È chiaro che l’avversario più ostico è sempre – e da sempre – il compagno di squadra. È colui contro il quale si accende la cattiveria, perché non deve mai e poi mai stare davanti. Così come è altrettanto chiaro che ingaggiare due top drivers richiede uno sforzo gestionale al team di gran lunga superiore che non avere un pilota con la P maiuscola e una seconda guida acclarata.
Un ribaltamento inatteso dentro Ferrari e Mercedes
Alla vigilia del campionato, Russell non pensava certo che Kimi lo avrebbe stritolato in questo modo. Cinque vittorie su sette Gp, 50 punti di vantaggio in classifica. Un gap “vero”, costruito curva per curva e giro per giro, senza lasciare grandi possibilità di repliche o giustificazioni. Da un ragazzino con una ventina di Gp di esperienza in F1, poi…
Ed a Maranello, dopo un 2025 disastroso per Hamilton, Leclerc si sentiva arci-sicuro di sé. Come una granitica prima guida, incoronata anche dai media, da anni ormai. Come se Lewis non esistesse. Invece oggi Charles ha 40 punti di ritardo dall’inglese in classifica e nelle ultime tre qualifiche – proprio il terreno dove solitamente il monegasco esprime le sue performance più convincenti – non è mai riuscito a stare davanti. Con una SF-26 dalle qualità notevolmente migliori delle vetture precedenti.
Un Kimi sorridente batte un George "musone"
Quali sono le cause di questi scenari e, soprattutto, le reazioni di questi due piloti?
Finora Russell non ha fatto errori di guida macroscopici, ma si è reso conto di dover fronteggiare un talento cristallino – inaspettatamente pronto per un ruolo da protagonista sul palcoscenico mondiale – che sta godendo e sfruttando con intelligenza il suo momentum. A fronte di queste performance “sorridenti” di Kimi, George non ha tirato fuori gli artigli ma è entrato in depressione, convinto che tutto il mondo gli stia girando contro. Proprio ora che guida finalmente una vettura top. Una reazione da perdente che abbiamo già avuto modo di commentare su queste pagine. Un “gettare la spugna” – prematuro e immotivato a meno di un terzo del cammino mondiale percorso – che sta ridimensionando l’inglese probabilmente più di quanto ci si aspettasse. Però ad oggi non possiamo negare che i cazzotti sportivi che Antonelli gli sta rifilando stiano effettivamente spingendo Russell nella categoria del pilota medio, molto (troppo) influenzato dal suo stato d’animo.
Ad un George musone risponde un Kimi sempre sorridente, che palleggia allegramente con la pressione che tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori gli stanno gettando addosso. E questi sorrisi sbriciolano ulteriormente la sua autostima.
La Ferrari ritrova Lewis Hamilton
Nel box rosso, Leclerc è dietro perché, innanzi tutto, Hamilton ha vinto 106 Gp e sette titoli mondiali. E semplicemente, ci sta che gli possa stare davanti. Punto. L’anomalia c’era l’anno scorso con una vettura per lui ingestibile, non oggi… Poi, diciamolo, Leclerc è dietro per errori personali dovuti alla sua tendenza a strafare che abbiamo visto spesso in questi anni alla Ferrari. Soprattutto nei momenti che contano…
Che sia perché il cuore lo porta a sfidare le leggi della fisica, sovrastimando le proprie qualità. O perché cerca di compensare i difetti di vetture dalle reazioni spesso inconsulte (quante volte è successo in questi anni…). O forse perché oggi si rende conto che le indicazioni che ha dato lui per anni non hanno portato risultati positivi e quando finalmente il team decide di dare ascolto a Lewis invece… E si accende la cattiveria perché “quell’altro” si è anche messo ad andare forte e gli sta davanti. Sia quel che sia, sta di fatto che la sua tendenza a strafare in momenti topici è innegabile.
Insomma, per entrambi i piloti si tratta di una parentesi o di un ridimensionamento effettivo? Cosa ci possiamo aspettare da Russell e Leclerc nel prosieguo del campionato? Riprenderanno lo status atteso alla vigilia o rimarranno impantanati in questa palude? E poi, i team faranno di tutto per riportare in carreggiata i due piloti o questi gap evidenti serviranno per congelare le gerarchie interne già da oggi?
Destino segnato per Charles e George? Sfoglia le pagine per continuare a leggere (1/2)
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