McLaren torna, Mercedes vacilla e la F1 ritrova il suo DNA

Dopo un mese di pausa tecnica, il GP di Miami ha ridisegnato gli equilibri della Formula 1. Le modifiche regolamentari hanno restituito una F1 più autentica da guardare
McLaren torna, Mercedes vacilla e la F1 ritrova il suo DNA
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Giorgio FerroGiorgio Ferro

Pubblicato il 7 maggio 2026, 10:37

È stato un mese di pausa dopo i primi tre weekend di gara. Una sosta che ha rappresentato un vero e proprio reset tecnico dopo quello che possiamo considerare una sorta di prologo, in cui peraltro i punti raccolti e messi in cascina contano eccome, come sa bene Toto Wolff. Una bandiera rossa durata un mese in cui però i team hanno potuto lavorare sulle vetture, al contrario di quello che normalmente accade quando la rossa viene sventolata durante una gara. 

Il Mondiale ricomincia davvero da Miami

Una ripartenza, dunque. Il Gp di Miami ha rappresentato il primo banco di prova per i team che - quasi tutti - hanno portato in pista aggiornamenti e sviluppi dopo settimane di ragionamenti e modifiche e ci ha restituito un rimescolamento dei rapporti di forza in pista.

Prima della sosta, le Mercedes volavano. Tre vittorie nette su tre e leadership chiara in entrambi i campionati. Anche a Miami una Mercedes ha visto per prima la bandiera a scacchi. Ed è stata ancora la #12 di Kimi Antonelli. Tre vittorie in quattro gare. Ma non è più stata una passeggiata come nelle prime uscite.

La lotta con le McLaren - essenzialmente quella di Norris che, tra l’altro, aveva già dato una prima scampanellata vincendo la Sprint di sabato - è stata tosta fino alla fine. Tre secondi di margine dopo una gara condotta da entrambi con un passo molto simile. 

Fine del monologo Mercedes

McLaren is back, dunque. Come era ragionevole attendersi. Nel recente passato, infatti, il team diretto da Andrea Stella aveva già dimostrato di dominare la materia e di essere in grado di fare un reset tecnico vincente a metà stagione. Ci ricordiamo tutti la remuntada del 2024. Oggi, avendo percorso solo il 15% del cammino mondiale, non era dunque una follia attendersi una replica che li riposizionasse al vertice. E così è stato. 

Anche perché, al contrario di tutta la concorrenza, in Mercedes hanno deciso di ritardare di un Gp gli aggiornamenti sulla W17. Forse per presunzione, dopo il dominio schiacciante mostrato all’esordio. O forse per affinare ulteriormente le novità. O, ancora, per capire l’entità degli sviluppi da implementare alla luce dei miglioramenti dei competitors, al fine di riconquistare un margine adeguato ma non esagerato.

Fatto sta che la McLaren l’ha raggiunta, a conferma che quando si lavora su un layout regolamentare nuovo come quest’anno, il trend di sviluppo gara per gara è sempre piuttosto marcato. A maggior ragione dopo una rivoluzione tecnica radicale come quella attuale. È lì che, solitamente, si gioca la partita in ottica campionato.

Va detto che anche la Ferrari ha fatto un discreto passo in avanti come performance che, tuttavia, non ha prodotto risultati concreti in termini di raccolta punti. Leclerc, terzo nella Sprint ed in qualifica, ha commesso un grosso errore in gara proprio in vista del traguardo con aggiunta di penalità che lo ha portato a chiudere ben lontano da una posizione al sole che sembrava alla portata.

Ferrari migliora, ma manca ancora il colpo grosso

Hamilton ha fatto una gara un po’ anonima, complice anche i danni riportati alla fiancata dopo un contatto nelle prime fasi di gara. La SF-26 si è dimostrata efficiente in curva, ma è ancora indietro dal punto di vista della potenza sprigionata in accelerazione, sia essa risultato delle qualità del motore termico o della gestione dell’energia elettrica. Ed il prossimo Gp in Canada non sarà nuovamente il terreno favorevole alla Rossa per vederla competere per il vertice.

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