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McLaren torna, Mercedes vacilla e la F1 ritrova il suo DNA

Giorgio Ferro
Pubblicato il 7 maggio 2026, 10:37
Ma, tra un po’, arriverà il mitico ADUO, cioè quell’aiuto regolamentato introdotto dalla FIA per far sì che i motoristi che sono rimasti indietro possano avere una chance per riprendere il gruppo. Mediante extra budget, test aggiuntivi e maggiore libertà tecnica.
Una specie di Balance of Performance dedicato alle F1 limitatamente alle sole power-unit, volto a dare un boost ai più lenti per ridurre i distacchi ed aumentare, teoricamente, lo spettacolo. Alla FIA queste prime gare servono proprio per capire i rapporti di forza tra i motori, in modo da decidere l’entità degli aiuti. E ovviamente, chi è indietro, non ha certo interesse a mostrare miglioramenti sostanziali…
Antonelli gioca già da campione
Cos’altro ci ha mostrato il weekend di Miami. Ovviamente ha confermato quanto vale Antonelli. E non diciamo altro. Siamo solamente felici di vedere come il ragazzo si stia divertendo, senza palesare di patire eccessivamente una pressione che inevitabilmente sta montando sulle sue spalle.
“Quest’anno devi solamente pensare a divertirti, ormai quel mondo lo conosci…” Gliel’avevamo detto ad Imola, durante la premiazione dei Caschi d’Oro. E lui ci aveva risposto… “sì, sì, quest’anno sono tranquillo”. Lo sta dimostrando con una maturità da veterano, che ha già mandato in blocco psicologico il suo compagno di squadra. Però basta con le parole e con l’esaltazione. Divertiamoci insieme a lui. Step by step, come abbiamo sempre detto. E basta.
La FIA ammette gli errori delle nuove regole
C’è comunque un altro aspetto - molto importante - che è emerso dal weekend di Miami. Non dimentichiamo infatti che, oltre agli aggiornamenti portati dai team, sono stati introdotti alcuni aggiustamenti regolamentari per limitare alcune situazioni assai discutibili che hanno caratterizzato e condizionato le prime gare. Interventi per sicurezza e partenze, meno “tagli” improvvisi (superclipping), più potenza elettrica utilizzabile in qualifica.
Bene, Miami ci ha detto che abbiamo ritrovato, in buona parte, l’anima della F1, il suo DNA. In qualifica la gestione energetica non ha più condizionato il comportamento dei piloti ed in gara è diventata un’arma strategica da gestire con giudizio ma senza evidenti costrizioni o inibizioni.
Certo, non c’è stata un’inversione filosofica di marcia, diciamo piuttosto un tentativo di minimizzazione di alcune anomalie emerse. Tuttavia, il fatto che sia avvenuto dopo soli tre eventi in pista è un segnale di buonsenso di cui non abbiamo memoria nel recente passato.
E anche l’implicita ammissione di aver intrapreso una strada, diciamo così, un po’ troppo accidentata. Che andava intelligentemente corretta - ed i risultati si sono visti - ma con la quale dovremo convivere per un po’. In attesa di qualcosa di più sensato che sembra scorgersi all’orizzonte…
(2/2).
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