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McLaren, la protagonista ritrovata: MCL40 aggiornata e promossa

Pubblicato il 6 maggio 2026, 14:06 (Aggiornato il 6 maggio 2026, 13:37)
Andrea Stella ha il pregio di essere schietto. Non vende fumo, e nemmeno illusioni: per cui, quando dice di non dare per morta la McLaren, lo fa a ragion veduta. Il GP Miami ha confermato le parole del team principal McLaren, oltre alla sensazione di una scuderia che piano piano stava arrivando.
Il pit-stop il momento decisivo
È arrivata, la McLaren. È arrivata almeno a giocarsela, un qualcosa di impensabile fino a Suzuka, dove peraltro aveva già fatto vedere qualcosa di buono. Poi però sono arrivati gli aggiornamenti, quelli che hanno cambiato il passo di una MCL40 non sbagliata, ma semplicemente "sottosviluppata", per utilizzare le parole del suo team principal.
È arrivata una vittoria nella sprint, non in gara: tuttavia, la soddisfazione (assolutamente non scontata) di esserci basta e avanza per lasciare gli Stati Uniti con un sorriso largo così. Non a 32 denti, quello no: perché quello ci sarebbe stato solo in caso di vittoria del GP, una vittoria persa per un undercut ben piazzato dalla Mercedes. Il punto di svolta è stato proprio quello, il giro 28: Norris in uscita dai box e Antonelli dietro, pronto ad arrivare come un falco con gomme già calde. Sorpasso senza possibilità di risposta, e momento decisivo della gara.
Difficile dire come sarebbe andata se Lando avesse mantenuto la posizione. Di sicuro, l'inglese era rammaricato al punto di dire: "Come abbiamo fatto a perdere questa gara?". Perché era una gara che la McLaren poteva vincere, ma solo restando davanti. Non è detto che Andrea Kimi non sarebbe passato pur restando dietro dopo la sosta, ma non è scontato dire che sarebbe passato: le differenze tra la W17 e la MCL40 erano minime e l'aria pulita faceva una grande differenza.
La MCL40 fa più punti di tutti
Tuttavia, per la McLaren occorre mettere da parte la delusione legata all'esecuzione e rispolverare il buono, che è tantissimo dalla trasferta di Miami. I pezzi sulla MCL40, per dire, hanno funzionato da subito: la macchina ha trovato più carico, più aderenza al posteriore, probabilmente anche quella abilità di gestire le gomme e tenerle nella finestra giusta, favorita anche dalle capacità di guida in particolare di Norris.
Resta da capire come mai entrambe le auto abbiano fatto molta più fatica nella qualifica del sabato rispetto a quella del venerdì (Norris è peggiorato di 3 decimi, Piastri di 4), un guaio ascritto nelle analisi a caldo al vento; poi c'è da dire che la McLaren avrebbe forse preferito correre in gara con le temperature di venerdì e sabato, teoricamente più favorevoli a lei e meno alla Mercedes.
Per una squadra che vuole confermarsi iridata, normale avere quel pizzico di delusione per una vittoria persa per poco; tuttavia McLaren sa esattamente da dove partiva e sapere di essere stato il team in grado di raccogliere più punti a Miami (48), è sufficiente per ripartire con ritrovata autostima e rinnovata fiducia. Le McLaren ci sono, e probabilmente ci saranno.
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