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Antonelli vince e l’Italia si emoziona: nasce una nuova stella

Giorgio Ferro
Pubblicato il 16 marzo 2026, 15:25 (Aggiornato il 17 mar 2026 alle 14:14)
Ebbene sì, ci siamo commossi. Saranno gli anni che passano. O forse perché quel bambino di 11 anni ce l’aveva preannunciato otto anni fa alla premiazione di fine anno dell’Aci Bologna, dopo averci mostrato il nuovo casco, appena arrivato. Kimi Antonelli voleva arrivare in F1. E lo diceva con serenità, come se fosse la cosa più naturale ed ovvia del mondo. Non era solo il suo sogno. Era proprio il suo obiettivo, che ha perseguito con enorme determinazione. Perché poi il talento ha bisogno di un supporto caratteriale e morale. E quando il mix è completo, ecco che si può arrivare in alto. Certo, ci vuole una famiglia seria alle spalle e, soprattutto, un talent scout coi fiocchi che sappia riconoscere tutto questo e lo sappia proteggere nel suo percorso di crescita. Toto Wolff è stato questo.
Parlando di Antonelli, abbiamo sempre detto “step by step”. Sia quando faceva qualche exploit, sia quando sbagliava. Ci vuole tempo per diventare Piloti con la P maiuscola. Dopo un anno di apprendistato, è diventato più maturo. Anche più consapevole e sereno. Ce ne siamo accorti scambiando quattro parole alla premiazione dei Caschi d’Oro e l’ha confermato nel dopo gara Toto Wolff, che lo vede tutti i giorni. Non è da tutti. Perché il ragazzo sa di valere, ma ha anche una costante ed inarrestabile voglia di imparare. E tanta umiltà che lo fa mantenere coi piedi per terra senza montarsi la testa.
Domenica scorsa Kimi Antonelli ha rotto il ghiaccio, facendo ripescare dalla soffitta l’inno di Mameli che non sentivamo in F1 da una vita. Crediamo che l’emozione di quei momenti – le frasi di Toto, le lacrime di Kimi, gli abbracci sotto il podio – sia stata condivisa da moltissime persone. E non è esagerata euforia affermare che “il bello deve ancora arrivare”, anche se la strada è ancora lunga e non bisogna smettere di migliorare. La faccia con cui George Russell ha partecipato ai podi della qualifica e della gara, conferma che Kimi non è più solo un simpatico ragazzino compagno di squadra, ma è l’avversario principale di questo campionato. E forse, vista la supremazia della sua Mercedes, Russell pensava che sarebbe stata una passeggiata di salute, invece…
Se da un lato Russell mostrava un mezzo sorriso di circostanza, dall’altro Hamilton era davvero contento. L’ha visto crescere nel team insieme a Bono, l’ingegnere che ha lasciato (con rammarico) in eredità proprio al ragazzino. Un Lewis sereno e sorridente. Ora che non è più (forse) un corpo estraneo a Maranello... ora che (forse) hanno capito che era meglio seguire le sue indicazioni per impostare la nuova vettura... ora che la SF-26 non è più quell'oggetto incomprensibile e inguidabile della sorella maggiore... Hamilton sta facendo vedere quanto vale ancora. Soprattutto, anche se la Mercedes è lassù, è uscito da quella depressione che l’ha attanagliato per gran parte del 2025. Sorride. E dà del gas. Tutti quelli che per un anno intero l'hanno deriso – chiamandolo vecchio, dicendo che era venuto a Maranello solo per prendersi una pensione d'oro – forse farebbero bene a fare mea culpa ed a tacere per un bel po'…
Per un pilota che ritrova sé stesso, ce n’è però uno che è caduto nel buco delle negatività. Max Verstappen – alle prese con una Red Bull indietro come gestione energetica ma soprattutto senza quella reattività telaistica che ha sempre esaltato le sue doti – è entrato in un loop di accuse che ha come obiettivo le nuove regole tecniche. Ovviamente, un purosangue che vuole sempre andare a tutta – non conosce e nemmeno ammette altro modo di guidare una vettura da corsa – non può andare d’accordo con il termine “gestione”. Poi, è anche vero che il suo caratterino lo porta facilmente a fare i capricci quando sa che non riesce a vincere… Però non sono esternazioni completamente fuori luogo.
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