"Still I rise" e finalmente Hamilton va sul podio con la Ferrari

Dopo un 2025 da dimenticare, Hamilton sta provando a rialzarsi: conosce meglio il team ed il primo podio con la Ferrari è un segnale
"Still I rise" e finalmente Hamilton va sul podio con la Ferrari
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 16 marzo 2026, 09:12 (Aggiornato il 16 marzo 2026, 08:33)

Sun Tzu, tra i suoi insegnamenti, ne ha tramandato uno che più di altri è stato preso a modello nel suo impatto con l’Occidente: “Se conosci il nemico e conosci te stesso, di sicuro vincerai”. Lewis Hamilton, la Mercedes la conosce bene: ci ha passato 12 anni di carriera, che sono stati anche 12 di vita. Nel 2025, invece, ha conosciuto ancor più approfonditamente sé stesso, dopo una stagione che definire terribile è un eufemismo. Eppure, da quell’annata, è probabilmente uscito il Lewis Hamilton che stiamo vedendo oggi.

Con Bono e Antonelli sul podio

Dopo il 2025, Lewis Hamilton non era un pilota finito; dopo due gare nel 2026, non si può già dire che sia un pilota totalmente rinato; tuttavia, c’è modo di parlare di un pilota ritrovato, capace a 41 anni di ritrovare linfa vitale dopo un inverno trascorso tra gli interrogativi più pressanti. Certo, parliamo di un podio, qualcosa di quasi irrisorio al cospetto di un palmarès capace di mettere insieme sette mondiali e di andare in tripla cifra alla voce vittorie, pole position e podi; eppure, non è e non può essere un podio come gli altri, e non solo perché è il primo, specialissimo podio con la Ferrari.

Ci ha messo 26 GP, Lewis, per conquistare una top 3 con la Rossa: gli stessi che ci ha messo il suo erede in Mercedes, Andrea Kimi Antonelli, a prendersi la prima vittoria della carriera. E forse, è giusto, magico e struggente così: bisogna mettersi nei panni di Peter Bonnington, “Bono”, ingegnere di pista di Lewis ieri e di Antonelli oggi, per capire l’emozione e la portata di quello che a tutti gli effetti è parso un definitivo passaggio di consegne.

Conoscere sé stessi, gli avversari e la SF-26

Lewis però, ed è la notizia migliore per la Ferrari, non è un ex. Anzi, è uno che finora è stato capace di ritornare in ballo, per più e più motivi: perché non ha mai amato le vetture ad effetto suolo del ciclo precedente, perché sente questa SF-26 molto più sua della SF-25, macchina di cui non aveva potuto seguire la gestazione. Di questa “Ventisei”, invece, ha potuto seguirne ogni passo nella fase cruciale, cioè da quando ha preso vita la vettura nella sua forma virtuale, al simulatore, conducendola nello svezzamento quando ancora era un agglomerato di codici e software nella realtà virtuale, prima ancora che un singolo pezzo di carbonio di essa venisse prodotto.

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