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Dopo Melbourne domina Mercedes

Giorgio Ferro
Pubblicato il 10 marzo 2026, 12:50
Dopo innumerevoli anticipazioni, discussioni ed illazioni, il Gp di Melbourne ha finalmente consentito di dipingere un primo scenario di come stanno realmente le cose in F1 a seguito del nuovo pacchetto di regole tecniche imposto dalla FIA. È emerso un nuovo rapporto di forze in pista, ma soprattutto si è capito chiaramente quali sono le variabili su cui si giocherà quest’anno la performance delle vetture in qualifica ed in gara.
Come facilmente ipotizzabile alla vigilia e intravisto già nei test pre-campionato – avendo sbilanciato il layout regolamentare verso il contributo elettrico delle power-unit – è diventato assolutamente fondamentale saper gestire l’energia disponibile. A costo di snaturare il lavoro dei piloti che non devono più dimostrare di saper portare al limite le proprie vetture, quanto piuttosto mantenere una lucidità “ingegneristica” nell’ottimizzare le prestazioni lungo tutto il giro e, possibilmente, per un consistente stint di gara. Ovviamente teleguidati dalla coscienza tecnologica nei propri box. Un approccio decisamente discutibile, che rischia di far perdere l’anima storica della Formula 1 intesa come massima espressione della velocità. Ma questo è lo scenario di oggi.
In Australia è venuta fuori una gara che oseremmo sintetizzare in confusionaria nei primi giri e piatta nella seconda metà. Confusionaria perché i sorpassi e contro-sorpassi che si sono succeduti a decine dopo la partenza non sono mai stati figli di una reale supremazia o di un colpo da maestro del singolo pilota. Sono avvenuti perché – per effetto della diversa gestione energetica – qualcuno si trovava improvvisamente a guidare una 500 elettrica come se fosse appena uscito da Mirafiori… Per poi riprendere “miracolosamente” vigore un paio di curve dopo, andandosi a riprendersi quella posizione ai danni di chi l’aveva sverniciato poco prima.
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