Hadjar, il pilota tutto o niente

Brillante quanto ambivalente, Isack esce da Baku con un terzo posto in tasca e la conferma in Red Bull
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Mario DonniniMario Donnini

Pubblicato il 28 settembre 2026, 12:25

Solita storia, quella dell’otto volante, dell’altalena esistenziale, per Hadjar. Nel bel mezzo dell’estate era la mezza sorpresa della stagione F.1, pilota tosto, uno dei pochi capaci di convivere una stagione con Max Verstappen senza farsi succhiare da lui il cervello con la cannuccia.

Poi il casino pre-Zandvoort. L’infortunio al polso sinistro, fratturato nella parte superiore, che lo obbliga a star fermo tre gare. Una mezza catastrofe, sul più bello, in piena sequenza virtuosa. Quando era stato quinto in Canada e Gran Bretagna e sesto a Austria, Belgio e Ungheria, con la bellezza di sette top six di fila... Così il pilota meno alto della F.1, un metro e sessantasette, cede il posto a uno meno alto ancora, uno e cinquantanove, vale a dire Yuki Tsunoda, perdendosi una parte cruciale di stagione.

Hadjar, dall'infortunio al podio di Baku

Settimane infinite, dolorose, travagliate e per certi versi imbarazzanti, perché una cosa sola è certa: il polso non se l’è infortunato in macchina, ma facendo un’altra cosa, evidentemente nel modo sbagliato e con un pizzico di sfortuna.

Poi, nella settimana di Baku, succede di tutto. La squadra lo chiama chiedendogli se nella mano sinistra ha abbastanza forza per tenere in pugno una penna, visto che c’è da firmare il contratto di riconferma in Red Bull. Lui sorride e respira. Quindi mercoledì firma.Il peggio è passato.

E torna il sereno. Nel weekend azero va alla grande, candidandosi al ruolo di controfigura cronometrica di Max Verstappen. Finendogli dietro di poco, in gara, stupendamente terzo.

Ma con rispetto, quasi scusandosi di non finire davvero staccato. Perché Isack lo sa benissimo: la sua posizione in seno alla Red Bull è delicatissima, dovendo lubrificarsi dialetticamente e posturalmente per non essere né abrasivo né abraso nella convivenza con Max. Se al confronto con lui vai troppo piano, sei fottuto - vedi quasi tutti gli altri prima di lui. Ma se vai troppo forte e fai lo spavaldo, sei fregato - vedi Perez a inizio 2024, ché da quando il messicano disse di poter lottare per il mondiale contro il caposqsuadra, poi non toccò più palla, perdendo, nell’ordine, prima prestazioni, quindi faccia e posto.

Hadjar-Verstappen, duello sì ma con cautela

Isack Hadjar, invece, ci va leggero. Nei team radio quasi si scusa, se in classifica è dalle parti del Capo e se dice d’essere di passo momentaneamente due o tre decimi più veloce, non per questo chiede strada, perché sa benissimo che l’egomostro là davanti poi troverebbe il modo per triturarlo, in pista e fuori, in testa e d’autostima.

Così il capolavoro diventa anche la tessitura morotea a trecento all’ora. Il manifestarsi alla grande senza tracimare, che di istrione favoloso in Red Bull ne hanno già uno, col contratto quasi a vita.

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