L'America è lontana

Herta fa fatica addirittura in F.1, Palou e O'Ward sono contenti di restare in Indycar. L'epoca dei grandi passaggi di categoria vive una lunga fase di stasi...
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L'America è lontana

Mario DonniniMario Donnini

Pubblicato il 14 agosto 2026, 15:20

Quanto alla prospettiva contraria, ossia alle esperienze in IndyCar di piloti attualmente militanti in Formula Uno, l’unico che ne vanta, limitatamente alla Indy 500, è Fernando Alonso, veteranissimo e globe trotter del Motorsport, tutti gli altri zero assaggi Indycar e nessuna voglia di farne. In altre parole sono sempre più lontani i tempi in lui - leggi triennio 1992/1994 - Nigel Mansell passava disinvoltamente dal trionfo nel mondiale di F.1 con la Williams a quello nella serie Cart con Newman-Haas, salvo ritornare a gettone col team di Grove nei Gp, per provare dare una mano, dopo la morte di Ayrton Senna.

E che dire di Jacues Villeneuve, al top negli Usa grazie a una favolosa stagione 1995 col team di Barry Green e quindi secondo in campionato l’anno dopo al debutto in F.1 con la stessa Williams e infine campione del mondo 1997 dopo il mitico duello con Schumi a Jerez, finito come è finito, con Michael a bordo pista, scorretto e battuto, e Jacques alle stelle.

Eh, sì, la storia è cambiata e non è che ne abbia colpa nessuno. Semplicemente le cose sono andate così. Palou e O’Ward qualche chance F.1 l’avrebbero meritata eccome, ma alla fine le cose sono andate in questo modo e la sensazione è che ciascuno ci abbia rimesso qualcosa. «Guarda - chiosa Mario Andretti - posso solo aggiungere che Colton Herta non è andato del tutto male, in F.2, e ad aiutarlo per la Superlicenza arriveranno le sue presenze in FP1 con la Cadillac.

C’è ancora in ballo la possibilità di una sua promozione l’anno prossimo in F.1, anche se non voglio e non posso dire niente di specifico su questo, perché non è compito mio farlo. La verità è che in questo momento il canale di collegamento tra IndyCar e F.1 non sta presentando più le opportunità del passato. È questa la realtà e vedremo per quanto le cose continueranno così».

(3/3).

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