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Kimi fa sognare Minardi

Pubblicato il 16 marzo 2026, 09:14
Be’, non lo vedevi neanche tu, perché nel 1953 avevi sei anni e giocavi ancora con le macchinine, no?
«Sai, anche per questo il trionfo di Kimi è un grandissimo segnale, soporattutto di raggiunta maturità. Vincere per la prima volta in F.1 è una prova fondamentale che poi ti dà fiducia, ti potenzia, ti rende addirittura migliore. Quindi dalla prossima gara Kimi sarà addirittura più forte ancora».
La faccia che aveva George Russell è un miracolo di finta felicità educata, velata da ansia e stizza, pur all’interno dei modi da galantuomo che ha...
«Cosa vuoi, è un top driver fortissimo, lui, uno dei migliori quattro al mondo, che ora si vede battuto da un ragazzo di diciannove anni. Così va la vita, così sono le cose di sport, con le nuove generazioni che avanzano. Anche se, momento, la questione ora è tutta aperta. Bisognerà vedere come la squadra gestirà l’inevitabile rivalità interna».

Be’, è un problema che chiunque s’augurerebbe d’avere...
«Certo che sì e vedrai che saranno perfettamente all’altezza di farlo, anche perché quando hai un margine di vantaggio del genere, la gestione dei due là davanti non è mai un vero problema».
Piuttosto parliamo di altro. Da quando cambieranno i parametri di misurazione della compressione, potrebbe cambiare qualcosa nella scala dei valori di questa F.1?

«Secondo me no. Chi ci spera, rischia di rimanerci male. La Mercedes ha un gran vantaggio e non solo di Power Unit. La benzina non la cita mai nessuno, ma è una delle grandi chiavi della loro restaurata supremazia, non a caso la hanno omologata per ultimi. Per il resto, hanno portato a casa il giro più veloce dopo 47 giri percorsi sulle stesse gomme: questo vuo dire che godono di un equilibrio perfetto. Un dato che premia complessivamente tutta la macchina e non solo la cavalleria bruta e la ricarica».
Sfoglia le pagine per continuare a leggere l'intervista (2/3).
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