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Kimi fa sognare Minardi

Pubblicato il 16 marzo 2026, 09:14
Fare due chiacchiere con Gian Carlo Minardi è sempre un piacere, ma a caldo, subito dopo il trionfo di Kimi Antonelli in Cina, il dialogo diventa addirittura l’apoteosi dell’italianità trionfante, oltre che meritocratica. Perché a ben guardare suo figlio Giovanni è stato il tramite fondamentale della scoperta Mercedes di AKA. Quindi riassumiamo: se l’ultimo italiano vincente in F.1, Fisichella in Malesia 2006 su Renault, aveva debuttato nei Gp dieci anni prima in Minardi, ora quello che stoppa il digiuno è una intuizione di quelle toste ad opera di Minardi jr, giusto per chi ama corse, corsi e ricorsi...
«Sono contento che lo sottolinei, perché è proprio vero. Anzitutto avevo sempre detto: spero di esser vivo il giorno in cui Kimi vincerà il primo Gran Premio e così è stato. Evvai! Vincente lui e vivo e vegeto il sottoscritto! E per raggiungere questo, certo, c’è stato un lungo cammino e parte del meriro va a mio figlio, all’Aci Sport che poi ci ha sempre creduto e alla Mercedes, in particolare a Toto Wolff e alla famiglia Antonelli, ovviamente; ma poi, alla fin fine, il vero artefice di questo trionfo è proprio Kimi, per la classe che ha e per come ha gestito questo Gran Premio perfetto, in un weekend del tutto privo di sbavature».

C’è qualcosa che ti ha sorpreso?
«Il suo passo di gara, sempre inesorabilmente costante. Cavava la benzina e spingeva alla grande, di un’inezia sempre più veloce di Russell. E poi penso che bisogna anche dare uno sguardo d’insieme, alla faccenda. Pole, giro più veloce, dominio di gara e vittoria: noi italiani non vedevamo un dominio così schiacciante e certificato dai tempi di Alberto Ascari...».
Sfoglia le pagine per continuare a leggere l'intervista (1/3).
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