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Sogna ragazzo sogna: Antonelli, 20 anni dopo è di nuovo Inno di Mameli!

Pubblicato il 15 marzo 2026, 10:07 (Aggiornato il 15 marzo 2026, 10:36)
"Sogna ragazzo sogna", cantava un maestro della musica come Roberto Vecchioni. Sogna ragazzo sogna, ovvero quello che ogni giovane essere umano, nella forza che solo i 20 anni sanno avere, vorrebbe sentirsi dire da chi gli vuole bene. Sogna ragazzo sogna, che senza i sogni non c'è più motivo di vivere: lo diceva Ayrton Senna, l'idolo di un Andrea Kimi Antonelli che a Shanghai, in Cina, ha vissuto e coronato il sogno di una vita.
Quell'azzardo di Toto
Marco, ai box, è più gelido di suo figlio alla partenza, finalmente la prima partenza buona (ma non perfetta) dell'anno nel giorno più importante. Toto Wolff, mentre osserva la gara con le cuffie indosso, guarda i monitor, parlotta con gli ingegneri e poi, alla bandiera a scacchi, ride sornione con quel suo sorriso mefistofelico: ha avuto, ancora una volta, ragione lui. Perché dopo un anno e poco più, al 26° GP della vita, quel 12enne che aveva opzionato in tempi non sospetti lo ha ripagato con la moneta più pregiata: ha vinto un GP nella maniera in cui sanno vincere i grandi. La pole position, la partenza, una corsa condotta dal secondo giro in poi, una volta ripresa la posizione su quell'Hamilton che, senza volerlo, gli ha dato la grande opportunità prima che potesse pensare: senza Lewis, Toto non ha esitato a crederci ed a dargli un sedile che scottava.

20 anni dopo, è di nuovo Inno di Mameli
Pole position, giro veloce, vittoria: come per un italiano non succedeva addirittura dal GP Gran Bretagna 1953, con Alberto Ascari. Un compendio di classe, un risultato senza appello. Per le Ferrari, e soprattutto per un George Russell che, al di là dell'esperienza, oggi applaude. Piange invece, Andrea Kimi, non appena David Coulthard gli dà la parola dopo la bandiera a scacchi, nelle interviste di rito. Se la gode anche Peter Bonnington, sopraffino ingegnere di pista: ha lavorato con Schumi, ha lavorato con Hamilton ed oggi lavora con Antonelli, e chissà che non abbia già intravisto la stoffa del fenomeno in questo bolognese che 20 anni li compirà solo ad agosto. Perché sì, non era ancora nato l'ultima volta che un suo connazionale, tale Giancarlo Fisichella, vinceva a Sepang 2006: era stato l'ultimo successo per un pilota del tricolore.
Sogna ragazzo, sogna
Sogna il ragazzo, mentre gli occhi luccicano e la voce trema sotto il casco, negli immediati complimenti che riceve via radio dal muretto. Sogna e fa sognare un popolo ricco di contraddizioni, ma caloroso quando si tratta di captare la stoffa del campione: Enzo Ferrari diceva che gli italiani sono in grado di perdonare tutto, meno che il successo. Tuttavia, in una domenica mattina di metà marzo, c'è da scommettere che dall'altra parte del mondo, nella nostra Italia, in pochi siano rimasti indifferenti ad una domenica che fa la storia delle corse, italiane di sicuro. E sarà tempo di interviste alla stampa, nelle trasmissioni tv, sui tg; ci sarà voglia di scoprirlo e conoscerlo anche da parte di chi lo conosceva poco o per niente. Alberto Tomba, Valentino Rossi, Federica Pellegrini, Jannik Sinner: campioni che hanno bucato lo schermo, andando oltre la loro categoria. Presto per dire Andrea Kimi Antonelli avrà la stessa parabola, raggiungerà fama, successo e ammirazione di questi giganti. Intanto sogna, ragazzo: la prima vittoria è realtà. E ora diciamolo a bassa voce, che sia mai che il destino cinico e baro ci ascolti: sogna ragazzo, sogna. E chissà, puoi provare a sognare anche il titolo mondiale.
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