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Max è l'unico uomo libero in una F.1 di secondi piloti

Pubblicato il 27 ottobre 2025, 16:52 (Aggiornato il 28 ott 2025 alle 10:35)
Ad Austin in casa Alpine hanno avuto da dire perché Colapinto nel finale non ha rispettato un ordine di scuderia. In poche parole, l’argentino, penultimo, non doveva attaccare il caposquadra Gasly, terzultimo. Ma Cola, che vanta notoriamente el sangre caliente, incurante ha infilato il francese - peraltro facendo bene, perché da dietro Bortoleto era pronto a passare entrambi - e solo per questo a fine gara si è beccato una rimbonza ad esposizione mediatica planetaria, per aver trasgredito le direttive del team. Addirittura mettendo in dubbio la futura riconferma.
Da Colapinto a Verstappen, viaggio nella Formula Uno dei sottoposti
Alla Ferrari una gara sì e l’altra pure c’è da dire per gli swap chiesti, accettati e poi spesso non restituiti. Alla McLaren è dall’anno scorso che è tutto un colloquiare tra raccomandazioni, cortesi consigli, felpate richieste e risarcitorie restaurazioni che alla fine, per quanto date con infinito buon senso e la diligenza del buon padre di famiglia, fanno girare i coglioni a entrambi i piloti, a ragione o a torto.
In Mercedes, comanda Toto Wolff. In maniera totale. Penetrante. Che manco Mangiafuoco di Collodi. Davanti a sé da tre lustri ha una mitragliata di pulsanti e quando spinge quello su cui sta scritto “tactics”, chi corre si deve uniformare, punto. In Racing Bulls il destino è diverso, perché lì bisogna stare attenti anche a non rompere le scatole a un’altra scuderia, quella madre. Quindi, in questo caso è addirittura un team ad avere potere sull’altro, anche se la regola non è né scritta né nessuno la confermerà, ma le cose stanno così. D’altronde si fa fatica a pensare che le Haas possano rompere le uova nel paniere alla Ferrari, anche se quest’anno in casa Ferrari si sono viste più frittate che uova.
In Aston Martin pare ci sia una sorta di patto di non aggressione, ossia se il figlio del capo Stroll è davanti - e capita di rado - Alonso, salvo diverso ed espresso avviso, non può e non deve percularlo. Insomma, questo che nel 1950 era partito come un mondiale Piloti, è diventato un Campionato Impiegati. Tutti o quasi hanno il capoufficio, il responsabile, quello che ti dice cosa fare. Amministrando punteggi come un fattore fa con campi e raccolti, decidendo dove deve mandare chi guida la metitrebbia. Perfino per un diciottesimo posto annziché un diciannovesimo, sennò sei licenziato.
La storia dell’Alpine ad Austin è un turacciolo nel mare della Formula Uno, eppure ha un’importanza emblematica decisiva, perché dimostra e spiega come il potere delle squadre sui piloti sia così pervasivo ormai da disciplinare pesino un penultimo posto in classifica. Tutto deve essere pianificato, ordinato, approvato, certificato, altrimenti ti do due calci nel sedere ed esci dal sistema. Perché tanto uno che paga quanto te e dà più ascolto lo trovo quando voglio.
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