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Mouton, la regina che non chiedeva permesso

Pubblicato il 23 giugno 2026, 15:39
Proprio oggi, nel giorno esatto in cui festeggia il suo compleanno, viene quasi da sorridere a rileggere le cronache di quel mondo remoto. Ci voleva una ragazza di Grasse, profumata non di lavanda ma di miscela a ottani altissimi, per mandare definitivamente in tilt il rutilante e un po’ sbruffone circo dei rally anni Ottanta. Un mondo in cui, diciamocelo con franchezza, il testosterone era considerato il principale additivo chimico per far girare i motori.

Foto: Archivio Autosprint
Ma vi immaginate lo sconcerto dei benpensanti del controsterzo? In quel 1981, mentre sulle pagine di Autosprint si svisceravano le gesta di un ecosistema gelosamente dominato da piloti irsuti e meccanici sporchi di grasso, spunta lei. Michèle Mouton. E non si limita a partecipare, magari per fare la "quota rosa" da esibire per placare qualche moderno bizantinismo, no. Lei al Sanremo con l’Audi quattro stravince. È la prima donna a trionfare in una gara iridata assoluta, sbriciolando in un sol colpo il cronometro e secoli di radicate certezze maschili.
Michèle Mouton, da una scommessa al tetto del mondo
La storia, a rileggerla oggi senza i paraocchi, ha quasi i contorni della fiaba contromano. C'è un padre avvocato che, con un pragmatismo che oggi definiremmo illuminato, le regala una Renault Alpine. Le dà un anno di tempo per sfogare quella bizzarra febbre per la velocità, pronto a richiamarla dietro la scrivania a far da assistente nel suo studio legale. Scommessa persa per il padre, fortuna immensa per l'automobilismo.
Perché la Mouton non era certo una pasionaria dei salotti. «Sono femminile ma non femminista», tagliava corto con chi cercava di appuntarle sul petto medaglie politiche. Il suo personalissimo manifesto per le pari opportunità si misurava in cavalli vapore, polvere e traiettorie al limite della fisica. Era quella che al massacrante Safari Rally, nei bui trasferimenti notturni africani, si arrampicava sul tetto dell’Audi assieme alla copilota Fabrizia Pons per fare la pipì, terrorizzata dall'idea delle bestie feroci nascoste nella boscaglia. Eppure, una volta allacciate le cinture, la vera bestia feroce diventava lei. E a chi, ferito nell'orgoglio come il favoritissimo Bobby Unser alla leggendaria Pikes Peak, osava sminuirne il talento sbraitando scuse sull'imparità delle vetture, lei replicava con la grazia chirurgica e inappellabile di una ghigliottina: «Se hai le palle, possiamo gareggiare dalla cima alla base!».
Buon compleanno, Michèle
A te che non hai mai chiesto quote e non hai mai preteso sconti. Sapevi perfettamente che sotto il casco non esistono il sesso, le chiacchiere o le recriminazioni da bar. C'è solo una strada maledettamente stretta, un pedale da schiacciare fino in fondo e un tempo da battere. E tu, semplicemente, li hai battuti tutti.

Foto: Archivio Autosprint
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