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Ferrari, sperando nell'ADUO: a Miami il deficit di PU è stato fatale

Pubblicato il 6 maggio 2026, 08:27 (Aggiornato il 6 maggio 2026, 07:23)
Pare un sadico scherzo del destino: al Cavallino Rampante, mancano i cavalli. O i kilowatt, o i MegaJoule per usare altre misure di grandezza con cui stiamo prendendo dimestichezza. Ma è un destino che la Ferrari non può gradire, e men che meno accettare: pagare un deficit proprio sul motore, quello che per Enzo Ferrari era sacro. Il Gran Premio di Miami, per l'ennesima volta, ha confermato quanto sia urgente per la Rossa intervenire sulla propria power unit.
La PU un limite nei duelli
Non si scappa da qui, da un ADUO atteso come una forma di salvezza, come una possibile ancora di salvezza, in un mondiale che la Ferrari sta affrontando con un deficit di potenza che renderà vana qualsiasi speranza iridata, se resterà invariato. I motorizzati Mercedes, ovvero Mercedes stessa e McLaren, hanno un vantaggio; e forse lo ha anche la Red Bull, con il primo motore sviluppato nella sua storia.
L'addio di Zimmermann e Schmidt non sono state buone notizie, non lo erano state sin da subito per una Ferrari che sta correndo con un progetto rivisto in corso d'opera e non ideale, nell'attesa di scendere in pista con i primi aggiornamenti al suo 067/6. Non è importante, ma addirittura vitale.
Lo ha spiegato anche Vasseur, nel dopo gara. A pista libera, condizione che Leclerc aveva auspicato sin da dopo la sprint, la SF-26 ne aveva; poi la safety car ha ricompattato il gruppo e, nei duelli ravvicinati, la PU di Maranello fa più fatica delle altre a livello di ricarica, distribuzione e spinta assoluta (tanto che gli upgrade puntavano a portare carico efficiente su una macchina che aveva mostrato un po' di resistenza all'avanzamento).
Nelle lotte in pista il motore lavora alacremente e lo 067/6 semplicemente non ne ha per battagliare a lungo. Il traffico dunque non danneggia la SF-26 a livello aerodinamico, ma la spinta a disposizione è minore degli altri.
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