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Ferrari, aspettando l’ADUO: Suzuka rivela il ritardo sulla PU Mercedes
In Giappone i piloti, Hamilton soprattutto, hanno evidenziato il grosso ritardo della PU di Maranello: l’ADUO potrà aiutare, ma si lavorerà in ogni area

Pubblicato il 30 marzo 2026, 09:03
Suzuka, storicamente, è sempre stata pista di aerodinamica. Curvoni veloci, qualche ripartenza, precisione all’avantreno da accompagnare ad un posteriore possibilmente stabile per non perdere troppo all’inizio degli allunghi. Poi però arriva la F1 2026 e si parla, anche sul circuito della Honda, di motore. Ed è proprio di motore che occorre parlare, per spiegare le principali differenze tra Ferrari e Mercedes nel GP Giappone.
Aspettando l’ADUO
Hamilton, che un po’ umorale lo è sempre stato, dopo la Cina sembrava un bambino appena sceso dalle giostre. In Giappone, due settimane dopo, la luna era storta: “Ci manca potenza”, ha detto. Per poi aggiungere: “Non capisco come funziona. Gestisco la batteria come mi viene chiesto, ma per una ragione mi manca comunque potenza”. Pure Lewis, insomma, inizia a farsi domande apparentemente senza risposta per un pilota, se non passando tramite gli ingegneri softwaristi: la schiera degli scettici su questa F1 aumenta. Ciò che è indubbio, è che la Rossa fosse in ritardo sul piano prestazionale lungo i dritti: mai come a Suzuka probabilmente si è vista la differenza di potenza tra la SF-26 e la W17. Se l’Australia era stata un po’ una scoperta per tutti, se la Cina era una pista sicuramente meno impegnativa nel rigenerare potenza, il Giappone è stata la tappa in cui il divario motoristico è parso più corposo. Poi, ha fatto bene Leclerc a sottolineare che “non è solo una questione di motore”, avvertimento da sottolineare bene per non incappare nel fraintendimento che la SF-26 manchi “solo” di motore: tuttavia, soprattutto nelle fasi di ricarica, la PU di Maranello ha pagato il conto rispetto a quella di Brixworth: si può fare meglio sul software e migliorare l’apporto del termico.
Hammer nel post gara parlava di attendere un motore nuovo per Miami, dimenticando forse che la finestra dell’ADUO si aprirà solamente dopo la tappa della Florida: forse intendeva (è un tentativo di interpretazione) che nell’immediato (sfruttando un aprile senza GP) si augura di avere una mappatura che consenta uno sfruttamento diverso e magari più efficace dell’unità motrice. A Miami i rettilinei sono lunghi ma sono numerose pure le frenate, elemento che dovrebbe teoricamente diminuire il divario: ma è presto parlarne, anche perché in tutte queste settimane senza gare i team si metteranno all’opera, suggerendo a Vasseur l’idea che dalla Florida “comincerà un altro campionato, per tutti”.
E arriva anche la McLaren
Che ripresa dovrà attendersi, dunque, la Rossa? Sicuramente l’obiettivo è riprendere una Mercedes formidabile nel motore ma ottima pure su telaio e aerodinamica: Antonelli non ha messo una ruota fuori posto per tutta la gara, ed il passo reale si è visto nel secondo stint, con Andrea Kimi capace di scappare a pista libera. Se Russell è rimasto bloccato, nonostante una PU superiore, è perché a Suzuka sorpassare è comunque complicato: e poi ci è voluto uno straordinario Leclerc a rispondere all’esterno del primo curvone, altrimenti George se ne sarebbe probabilmente andato in carrozza. E poi c’è da tenere a bada una McLaren che anche a Suzuka ha corso con le stesse specifiche di Barcellona: la MCL40 insomma è da due mesi che è nella stessa configurazione, per cui su di lei sono attesi interventi profondi a partire proprio da Miami.
Se da un lato la Rossa vuole ricucire su Mercedes, dall’altro deve stare all’erta sulla McLaren, che in Giappone ha dato un bel segnale di ripresa. In partenza la Ferrari resta la migliore, ma anche quello è un vantaggio teoricamente destinato a svanire a mano a mano che gli altri prenderanno dimestichezza con i nuovi sistemi. Dunque sì, potrebbe essere un nuovo campionato a Miami: in quale direzione, però, bisogna scoprirlo.
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