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Disastro Aston Martin: Newey difende il telaio, Honda risolva le vibrazioni

Pubblicato il 5 marzo 2026, 14:33
Non siamo all’attacco plateale del team radio con il quale Alonso definì la power unit Honda un motore da GP2 ma il quadro complessivo, descritto da Newey in Australia, è forse ancora più preoccupante. Quella McLaren, almeno, riusciva a girare. La AMR26, no.
Honda ha delle responsabilità, le vibrazioni trasmesse al telaio rendono impossibile per i piloti di girare per più di 25 tornate di seguito. Viene presentato così quel che sarà il GP d’Australia dell’Aston Martin Honda. Ovvero, di un faraonico investimento che raccoglie come primo (e unico finora) frutto una pessima figura di immagine.
Primi correttivi da provare
“E’ qualcosa di cui io e Koji non abbiamo, sfortunatamente, potuto discutere prima di quest’incontro, ma dovremo limitare il numero di giri che potremo fare in gara finché non avremo trovato la causa di queste vibrazioni e le avremo sistemate”, dice Newey a Melbourne, davanti alla stampa. Koji è Watanabe, gran capo di HRC. Il GP d’Australia si compone di 58 giri. Ergo: Aston Martin non completerà la gara. Resta da scoprire se partirà, quanti giri effettuerà e in quali condizioni si presenterà venerdì in pista.
Il dettaglio preoccupante è che la ricerca dell'origine del problema sia ancora in atto e, con il GP di Cina che attende la prossima settimana, a Shanghai le condizioni potrebbero essere le medesime presentate in Australia.
“Sulla base dei test approfonditi effettuati al banco prova, a partire da questa settimana introdurremo le contromisure che riteniamo essere la soluzione più efficace in questa fase", ha dichiarato Watanabe. "Tuttavia, non possiamo ancora garantirne pienamente l'efficacia nelle condizioni reali di pista, quindi questa settimana saranno applicate alcune condizioni al funzionamento della power unit. Stiamo lavorando insieme come un unico team e stiamo già valutando ulteriori misure, ma non siamo in grado di condividere i dettagli tecnici, quindi vi chiediamo di pazientare mentre continuiamo a lavorare per sbloccare il pieno potenziale prestazionale”.
Le vibrazioni partono dalla PU
Tutto ruota intorno alla batteria, che a causa delle vibrazioni viene danneggiata e obbliga i piloti a fermare l'auto. Newey l’ha indicato chiaramente: “E’ l’aspetto importante da capire, la batteria è il componente sul quale ci siamo concentrati perché è quello critico”. I primissimi interventi verificati al banco verranno portati in pista e l’ampiezza delle vibrazioni sulla batteria dovrebbe risultare inferiore: “E’ importante ricordare che, in realtà, è la power unit, la combinazione del motore termico e forse anche dell'MGU, la fonte delle vibrazioni. È l'amplificatore. Il telaio è, in questo scenario, il ricevitore. Queste vibrazioni sul telaio stanno causando alcuni problemi di affidabilità, come la caduta degli specchietti, della luce posteriore e cose simili, che dobbiamo risolvere”.
Doveva essere una monoposto che avrebbe fatto a pezzi i rivali, tanto avanzata è nella filosofia progettuale, al momento, invece, è più vicina al cadere in pezzi.
I rischi per i piloti: danni alle mani
Newey ha approfondito il livello di criticità, chiamando in causa vibrazioni insostenibili per i piloti. “Il problema molto più grande è che le vibrazioni vengono trasferite, in definitiva, alle dita delle mani dei piloti. Fernando ha la sensazione di non riuscire a fare più di 25 giri di seguito prima di rischiare danni permanenti ai nervi delle mani.
Lance è dell’idea che non riesce a fare più di 15 giri.
A mio avviso non c’è motivo per non essere aperto e onesto sulle nostre aspettative. Saremo molto pesantemente limitati sul numero di giri che faremo in gara, fino a quando non risolveremo la causa delle vibrazioni e riusciremo a migliorare all’origine”.
Ecco, in Australia si partirà sapendo già che non sarà possibile arrivare al traguardo. In Cina potrebbe essere lo stesso scenario. D’altronde, Honda la scorsa settimana ha prospettato le prime soluzioni al problema in tempo per il GP del Giappone.
La soluzione arriverà, ma quando?
Watanabe, a Melbourne, sui tempi necessari per rimettere in carreggiata un progetto disastroso anzitutto per l’immagine dei brand protagonisti, prima ancora che sulle sorti sportive, ha commentato: “Certo, vorrei fare in fretta, ma in questo momento è piuttosto difficile dire quando e quanto tempo ci vorrà”.
Che le responsabilità siano tutte e in primis di Honda, del clamoroso - in negativo - debutto che attende Aston Martin, risuona interpretando le parole di Newey. “Qua a Melbourne forse siamo un po’ dietro ai leader, forse siamo il quinto miglior team sul lato del telaio, come potenziale in qualifica. Non è chiaramente dove vorremmo essere ma abbiamo il potenziale per arrivare davanti a un certo punto della stagione”. Quando ci sarà un motore a spingere in avanti la AMR26.
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