Temi caldi
Sainz svela la F1 dei suoi sogni, i piloti non sono più ingaggiati dai team

Chiara Rainis
Pubblicato il 21 giugno 2026, 13:28 (Aggiornato il 22 giu 2026 alle 15:41)
Quante volte abbiamo sentito ripetere negli anni che la F1 è uno sport noioso e privo di azione non fosse per la partenza e l’arrivo. Tante, sicuramente. E la cosa di per sé stupisce molto trattandosi di una delle discipline più popolari e seguite al mondo. A dispetto della consapevolezza di assistere spesso a un semplice trenino di vetture che come si presenta ai semafori, così conclude, continua ad affascinare.
E lo fa anche malgrado i rischi non siano più quelli di un tempo e le vittorie non vadano quasi mai ai temerari o ai piloti dal piede pesante, piuttosto a coloro che guidano la monoposto migliore. Quello che potrebbe essere definito il più grande dei bluff sportivo, non smette comunque di far battere i cuori ad ogni latitudine.
F1 sempre più verso lo show
Anzi, oggi lo fa ancora di più visto che per renderlo più accattivante e spendibile dal punto di vista televisivo si è via via provveduto ad una sorta di processo di ibridazione che ora lo accomuna ad uno show. Il primo passo, avviato da Bernie Ecclestone e proseguito da Liberty Media, ha riguardato la congestione del calendario. Sempre più appuntamenti, perlopiù in Paesi emergenti dove le quattro ruote non sono mai state considerate.
Quindi, le teste pensanti si sono mosse alla ricerca di un format capace di attrarre spettatori sugli spalti anche al venerdì, giornata solitamente dedicata a due turni di prove libere e di conseguenza appannaggio dei soli fanatici. Ed è così che, dopo numerosi tentativi falliti di rendere più effervescente la qualifica, è nata la Sprint Race, una gara da 100 km inserita al sabato che ha di fatto costretto i team a lavorare in maniera ancora più sincopata e ovviamente a tirare fuori più denaro dalla borsa.
La F1 di Sainz, meno GP e niente più squadre fisse
Tra le voci più critiche del Circus di nuovo corso, Carlos Sainz ha voluto fornire una propria personale visione di come dovrebbe essere la classe regina dell’automobilismo. E manco a dirlo ha proposto una sforbiciata al numero di gare. “Ho sempre immaginato una categoria con 20 corse e piloti non ingaggiati dalle scuderie, bensì clienti della F1 e impegnati con ciascuna monoposto per due eventi”, ha confidato a Mundo Deportivo.
L’obiettivo di questa visione è chiaro. “In questo modo tutti avrebbero la possibilità di vincere il titolo”, ha spiegato, soffermandosi poi sull’importanza della distinzione netta tra driver e costruttore. “Separare chi guida dal marchio porterebbe ad avere due vere classifiche”, ha concluso il portacolori della Williams.
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading

