Mercedes, il dominio di Monaco in tre mosse

Il responsabile dell'ingegneria in pista indica le tre aree decisive per il ritorno alla vittoria a Monaco. La W17 "morbida" ha funzionato al meglio

F.P.F.P.

Pubblicato il 9 giugno 2026, 14:17

Se Monaco era indicata come una pista “buona” per mettere in discussione il dominio della Mercedes, verso Barcellona c’è il timore di quale potrà essere la superiorità della W17 su un circuito che riporterà la gestione energetica della power unit al centro della prestazione. Insieme alla gestione delle gomme in condizioni di gran caldo e curve ad alta energia scaricata sugli pneumatici.

La forza con la quale Antonelli ha dominato lo scorso week end è una dichiarazione netta, alla quale non si intravedono, oggi, rivali credibili in grado di opporsi nel breve-medio termine.

Il grip meccanico in cattedra

Mercedes ha interpretato le sfide di Monaco, dove non vinceva dal 2019, in maniera magistrale e lo ha fatto esprimendo una forza del telaio, dell’aderenza meccanica e dell’efficacia dell’aerodinamica inattesi per le proporzioni viste. Andrew Shovlin, nel consueto debriefing post-Gran Premio, ha toccato i tre punti cruciali della preparazione del week end, che hanno permesso ad Antonelli di fare la pole e dominare la gara.

“In passato abbiamo corso delle gare difficili ma ci sono state, probabilmente, tre aree fondamentali. Sull’aerodinamica si è trattato di aggiungere quanto più carico possibile in macchina, avete visto sull’ala posteriore nuove alette. Quanto alle sospensioni, abbiamo portato nuovi pezzi per aiutare a far girare la macchina con un assetto più morbido, che fosse in grado di assorbire tutte le ondulazioni e pieghe dell’asfalto. È stato sicuramente importante.

La terza grande area di intervento ha interessato la power unit. Monaco non è un circuito esigente sulla potenza, la definiamo una pista limitata sulla raccolta dell’energia, dove continuamente raggiungi il limite della batteria e, se non riesci a raccoglierla, perdi spinta dal turbo. Sono state molte le aree sulle quali abbiamo dovuto lavorare per riuscire a ottenere la pole e tutto il lavoro è stato importante”.

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