Antonelli, una corsa da fenomeno: Monte Carlo 2026 come una rivelazione

Antonelli domina e riscrive i record: in una parola, impressiona. È il suo momento, e Monaco può valere come la rivelazione non di un campione, ma di un fenomeno

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 8 giugno 2026, 09:14 (Aggiornato il 8 giugno 2026, 13:45)

Si presta allo scherzo quando gli fanno notare le ricorrenze beneauguranti, trincerandosi dietro ad una superstizione tutta italiana. Come quando gli chiedono che numero avesse il suo idolo Ayrton Senna in occasione della sua prima vittoria a Monaco (1987) e Andrea Kimi Antonelli, da buon scolaro di storia della F1, risponde sereno: "Sì, il 12". Cioè il suo numero, quello che sta davanti a tutti in Formula 1 ormai da cinque gare.

La ricorrenza beneaugurante era però anche un'altra, anche questa tutta italiana, che si è concretizzata: Riccardo Patrese aveva vinto a Monte Carlo nel 1982, e l'Italia aveva dovuto aspettare 22 anni per festeggiare nuovamente un suo pilota re nel Principato (Jarno Trulli, nel 2004); e sono passati altri 22 anni da quella vittoria, come se ci fosse un disegno del destino dietro alla medesima durata tra un'attesa e l'altra.

Una corsa da fenomeno

Non importa però entrare nel mistico come faceva Ayrton, anche se a lui sarebbe piaciuto. Del brasiliano è rimasto in mente quel giro in cui disse "guidavo inconsciamente", come se fosse in un'altra dimensione. Andrea Kimi Antonelli non ha parlato di cose ultraterrene, non ha parlato di "un'altra dimensione"; ma è stato di un'altra categoria, come lo era stato in qualifica e come lo è stato in una gara affrontata con ritmi inavvicinabili per chiunque.

Da tempo non si vedeva una Monte Carlo affrontata così: negli ultimi anni era stata il regno delle corse a passo d'uomo, spese a controllare ritmo, distacchi e strategie; Antonelli invece l'ha aggredita come si faceva ai vecchi tempi, puntando tutto sul ritmo. "Uno dei giorni in cui mi sono sentito meglio in assoluto in una macchina da corsa", ha detto, ed è un'espressione che vale come un testamento di una domenica destinata ad entrare nella storia.

Le statistiche lanciano Andrea Kimi

Andrea Kimi Antonelli, vincendo a Monte Carlo 2026, ha riscritto il libro dei record nel modo in cui ha abituato. È diventato il pilota più giovane di sempre a vincere nel Principato, è diventato il più giovane di sempre a portare a casa un Grand Chelem (addirittura quattro anni di anticipo rispetto a Verstappen!) ed è il primo italiano a fare un Grand Chelem a Monaco. Roba sufficiente per farlo entrare, appunto, nei libri di storia.

E poi altri numeri, giusto a livello di curiosità: 150 punti raccolti in tutto il 2025, già 156 quest'anno

Monte Carlo 2026, la rivelazione

Torniamo però ad una corsa affrontata da fenomeno, lasciando da parte le statistiche (che comunque qualcosa dicono). Una corsa che vale come una consacrazione, per il ritmo messo in mostra, per la freddezza nell'affrontare le interruzioni ed una ripartenza che avrebbe messo pressione a chiunque.

E fare un Grand Chelem a Monaco vale quasi come una benedizione, perché nella corsa mito per eccellenza Andrea Kimi Antonelli ha fatto qualcosa di sensazionale. La Mercedes andava ad un livello astronomico, ma solo nelle sue mani: perché è servito ribaltare il set-up dopo le libere 2, ammorbidendo di molto le sospensioni per ritrovare trazione, grip e precisione all'avantreno, ma a quel punto solo lui riusciva a portare la W17 ad un certo livello.

Il mondiale non è finito, non può esserlo dopo appena sei gare. Ma è giusto celebrare un momento che sembra la nascita sportiva non di un campione, ma di un fenomeno. Monaco 2026 come rivelazione definitiva, dunque: forse la storia aiuterà ad incastonare questa perla nel posto giusto.

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