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I motori 60:40 non è poi così scontato che arrivino nel 2027

Pubblicato il 27 maggio 2026, 14:36
A due settimane dall’annuncio della Federazione di un’intesa di massima perché dal 2027 venga modificato il rapporto tra potenza elettrica e termica, rispetto al quasi 50:50 odierno, verso un 60:40 termico-elettrico, il quadro che emerge dai rumours non è per nulla di coesione di visione tra i motoristi.
Sono l’elemento fondamentale perché le modifiche avanzate dalla Fia vedano la luce dal prossimo anno. Modifiche che sanerebbero una bella fetta delle criticità odierne, dal calo dell’erogazione della potenza sui lunghi rettilinei alla “fame” di energia del motogeneratore elettrico.
Verstappen in Canada è stato chiaro: il rapporto 60:40 è il minimo indispensabile (e atteso) perché i piloti possano tornare a correre come dovrebbe essere in Formula 1. Spingendo e non limitati dall’energia disponibile.
Favorevoli, contrari e incerti
In questo contesto, dei sei motoristi chiamati a esprimersi e supportare la proposta della Fia, Mercedes e Red Bull sono indicati tra i favorevoli perché aumenti di 68 cavalli la potenza prodotta dal motore V6 e venga ridotta di 68 cavalli la potenza erogata dal MGU-K.
Sul fronte dei contrari a un intervento nel 2027 vi sarebbe anche la Ferrari, dalle ricostruzioni diffuse da The Race. Cadillac, che motorista lo diverrà non prima del 2029-2030, sarebbe sulla stessa linea Ferrari, della quale è squadra cliente.
Aprire alle modifiche del rapporto tra potenza prodotta dal motore termico e da quello elettrico vorrebbe dire concedere a tutti i motoristi una nuova omologazione e, con essa, potenzialmente un aggiornamento dell’attuale power unit. In chiave di Aduo, il meccanismo che dovrebbe concedere a Ferrari e Audi (Honda beneficerà di concessioni ad hoc) la possibilità di introdurre 1 o 2 aggiornamenti in corso di campionato e 1 o 2 nel 2027 (a seconda del distacco percentuale, tra 2 e 4% o sopra il 4%, dalla power unit di riferimento), aprire a modifiche alla power unit per tutti i motoristi evidentemente altererebbe l’intenzione di livellare i valori tra 2026 e 2027.
Per una posizione contraria della Ferrari a modifiche dal prossimo anno, c’è la preoccupazione Audi rivolta essenzialmente ai maggiori costi da sostenere per modificare l’”hardware”, il funzionamento del V6 con le prevedibili novità in tema di flusso di carburante utilizzabile, necessarie per sostenere i 70 cavalli aggiuntivi dalla parte termica.
Audi e la posizione sul 50:50
Nelle settimane in cui si è molto discusso su come ritoccare le power unit nel corso di questa stagione, con le novità introdotte a Miami e per nulla risolutive del problema alla base, se non su circuiti meno esigenti in materia di energia, Audi ribadiva come il 50:50 discusso tra motoristi, Fia e F1 a partire dal 2021 non fosse una condizione dettata dal costruttore per impegnarsi nel campionato. La possibilità di dare coerenza a quelle affermazioni e votare per il 60:40 dal 2027 deve fare i conti con l’impegno di spesa maggiore rispetto al previsto sul 2027.
Gli interessi legittimi Ferrari
Singole posizioni e interessi dei motoristi che, soprattutto lato Ferrari, sono comprensibili. L’Aduo potrebbe aiutare a colmare il divario da Mercedes e portare la SF-26 e il progetto 2027 in sfida diretta per la vittoria.
Rinunciare e aprire a una nuova omologazione vorrebbe dire cedere all’interesse della categoria, nuovamente verrebbe da dire, dopo la vicenda sulla procedura di partenza modificata, con i 5 secondi di preparazione per attivare il turbo che ha sanato, giocando sul piano della sicurezza, le scelte dei motoristi rivali che hanno scelto un turbocompressore del 10% più grande rispetto alla soluzione Ferrari.
Le prossime settimane saranno decisive per comporre interessi al momento distanti. Il “numero magico” per arrivare al 60:40 nel 2027 è 4. Sono i motoristi che dovranno votare a favore, dei 6 che siedono al tavolo tecnico con la Fia, perché avvenga il cambiamento tanto invocato da piloti e molti tra i tifosi.
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