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Hamilton e la McLaren spinta a mano: la folle pole del GP del Canada 2010

Pubblicato il 15 maggio 2026, 12:09
Ci sono immagini che restano nella memoria degli appassionati di Formula 1 più di mille statistiche. Una di queste è Lewis Hamilton che, alla fine delle qualifiche del GP del Canada 2010, spinge a mano la sua McLaren lungo il circuito Gilles Villeneuve dopo aver conquistato una pole position straordinaria.
Una scena quasi surreale oggi, nell’era delle procedure perfette, dei dati in tempo reale e delle monoposto trattate come oggetti intoccabili. Eppure accadde davvero.
La pole costruita al limite
Quel sabato a Montréal la McLaren MP4-25 era velocissima sul dritto, ma la battaglia per la pole era serratissima. Hamilton tirò fuori uno dei suoi giri più aggressivi della stagione: frenate al limite, muri vicinissimi, cordoli divorati curva dopo curva.
Quando tagliò il traguardo, il cronometro segnò la pole position, ma il problema arrivò subito dopo.
Nel giro di rientro, Hamilton ricevette istruzioni dal team di rallentare e fermarsi sul circuito perché la McLaren si rese conto che non sarebbe rimasto abbastanza carburante nel serbatoio per consentire alla FIA di effettuare il prelievo obbligatorio di benzina.
Hamilton spense quindi la monoposto e la lasciò scorrere lungo il rettilineo posteriore del Gilles Villeneuve. Si slacciò le cinture e rimase seduto nell’abitacolo mentre la vettura perdeva lentamente velocità.
Quando la McLaren fu ormai quasi ferma, il britannico scese dall’auto e iniziò a spingerla lungo il rettilineo davanti agli applausi del pubblico canadese. Poco dopo arrivarono anche i commissari ad aiutarlo, prima che venisse accompagnato alla conferenza stampa dalla course car.
Questa scena sembra lontanissima dall’immagine ultra-tecnologica della Formula 1 moderna. Per qualche minuto, il pilota più veloce del mondo sembrò semplicemente un ragazzo che cercava disperatamente di riportare a casa la propria auto.
Il rischio penalità
In quel momneto, però, il team si rese conto delle conseguenze di quella decisione.
La FIA richiede infatti che le vetture abbiano sufficiente carburante per i controlli tecnici post-qualifica. Restare completamente a secco poteva costare carissimo: perdita della pole fino alla retrocessione in griglia.
Alla fine, la Federazione inflisse a Hamilton una reprimenda ufficiale e una multa di 10.000 dollari per non aver completato il giro di rientro entro il tempo previsto. La pole position, però, rimase nelle mani del britannico.
Il finale perfetto
Come spesso accade nelle storie sportive più memorabili, il giorno dopo arrivò anche il finale ideale.

Hamilton vinse il Gran Premio del Canada 2010 al termine di una gara intensa e strategicamente perfetta, completando uno dei weekend più simbolici della sua carriera.
Montréal, del resto, è sempre stata una pista speciale per lui: lì aveva conquistato anche la sua prima vittoria in Formula 1 nel 2007.
Un’immagine che oggi sarebbe quasi impossibile
Rivedere oggi quelle immagini fa effetto. Non solo per il gesto in sé, ma perché raccontano una Formula 1 diversa: più spontanea, meno filtrata, più vicina alle persone.
Oggi una scena del genere verrebbe probabilmente gestita in modo completamente differente, tra protocolli, comunicazioni radio e recovery immediate.
Ma proprio per questo il momento in cui Hamilton spinse la sua McLaren resta così potente. Perché in mezzo a un mondo fatto di ingegneria estrema e precisione assoluta, per qualche minuto la Formula 1 tornò a essere qualcosa di semplice e umano.
E forse è proprio per questo che quel momento è rimasto nella storia: perché, per qualche minuto, Lewis Hamilton smise di sembrare un pilota imbattibile e tornò semplicemente a essere un uomo che spingeva il proprio sogno fino al traguardo.
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