Zanardi, il giorno che torna: la Formula 1 perde un simbolo nella data di Senna

Il 1° maggio diventa ancora una volta una data simbolo per la F1: dopo Senna, anche Alex Zanardi lascia un segno indelebile nella data più dolorosa del motorsport

Zanardi, il giorno che torna: la Formula 1 perde un simbolo nella data di Senna
© Paul-Henri Cahier/Getty Images

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 4 maggio 2026, 13:29

Il motorsport vive di velocità, ma anche di memoria, e il 1° maggio è una data che non concede tregua.

Nel 1994, a Imola, la Formula 1 perse Ayrton Senna, il suo punto più alto, nel tragico Gran Premio di San Marino 1994.

Ora, esattamente nello stesso giorno, se ne va Alex Zanardi: non un campione di titoli in F1, ma qualcosa di molto più raro: un simbolo universale.

Oltre la Formula 1

Zanardi non è stato un protagonista assoluto del Circus in termini statistici. Circa 40 GP disputati, un solo punto mondiale. Numeri che, da soli, non basterebbero a raccontare lui come campione.

Perché la sua storia vera inizia dopo. Dopo il Lausitzring 2001 nella serie CART. Dopo l’incidente che gli porta via entrambe le gambe. Dopo quello che, per chiunque altro, sarebbe stato il punto finale.

E invece no.

Zanardi torna. Vince. Cambia sport. Domina nel paraciclismo, conquista ori paralimpici, riscrive il concetto stesso di atleta. Diventa qualcosa che la Formula 1, per sua natura, fatica a riprodurre: un esempio reale, vicino alle persone.

Il parallelo impossibile

Mettere nello stesso giorno Zanardi e Senna non è solo una coincidenza cronologica, è un cortocircuito emotivo.

Senna rappresentava la perfezione irraggiungibile, Zanardi, la resilienza assoluta.

Due estremi della stessa narrativa sportiva: il talento puro portato al limite e la volontà che il limite lo rifiuta.

La Formula 1 ha bisogno di entrambi per raccontarsi.

L’eredità per la F1 moderna

In un’epoca dominata da simulatori, dati e gestione del rischio, la figura di Zanardi resta quasi anomala.

Non per quello che ha fatto in pista, ma per quello che ha insegnato fuori: il pilota non è solo performance, il corpo non definisce il limite e il motorsport può essere anche redenzione.

Dopo il terribile incidente del 2020, da cui non si era mai davvero ripreso, la sua battaglia è diventata silenziosa.  

Ma anche lì, coerente con tutta la sua vita: combattere, sempre.

Il giorno che non cambia mai

Il 1° maggio resterà per sempre una ferita aperta per la Formula 1, ma da oggi è anche qualcosa di diverso.

Non è solo il giorno in cui il motorsport ha perso il suo dio, è anche quello in cui ha salutato uno dei suoi più grandi esempi di umanità.

E se Ayrton Senna ci ha mostrato quanto si possa andare veloce, Alex Zanardi ci ha insegnato quanto lontano si possa andare, anche quando sembra impossibile.

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