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25 aprile 2001: 25 anni senza Michele Alboreto

Pubblicato il 24 aprile 2026, 14:12
Che amore per le corse
Era un buono, genuino, garbato. Ma non esitava a farsi rispettare, se c'era bisogno: capitò anche con Senna, al quale una volta restituì la malizia del colpetto sul freno quando era davanti. Ayrton, storia di Spielberg 1987, una volta ci rimise l'ala anteriore ma nel dopo gara non disse niente: aveva capito, e con Michele non ci furono più problemi. Perché uno può essere garbato e gentile, ma non stupido. E poi il pilota Alboreto era diverso dalla persona Michele: corretto, ma duro. Perché uno che ha corso in F1, alla 500 Miglia d'Indianapolis ed alla 24 Ore di Le Mans non poteva essere altrimenti. Incontrò e sfidò i grandi, come Lauda, Prost, Senna e fece in tempo ad incrociare Schumi, senza tacere appunto le sfide sul Catino dell'Indiana o tra i Prototipi, in anni ricchi di assi. Questa versatilità, questa voglia di correre sempre e dovunque col suo casco giallo e blu, è una testimonianza bella di amore per le corse, le stesse che scoprì in una serata al cinema.
Michele vissuto attraverso gli istanti
Michele Alboreto è fatto anche di aneddoti, tanti. Come il sorriso che lo accompagna in una foto al GP Messico 1987, lui in macchina ed i meccanici tutti intorno: niente di strano, se non che sul roll-bar della macchina c'è un fiocco rosa per salutare la nascita di Alice, primogenita (tre anni dopo, arriverà anche Noemi). Un simbolo lucente e meraviglioso di vita, come volle raccontare sua moglie Nadia. Poi c'è Imola 1994, la maledetta Imola 1994: nel suo ultimo anno in F1 prima dell'addio, ed in un weekend tragico, Michele fu il primo pilota ad autoregolarsi limitando di propria iniziativa la velocità di rientro in corsia box per non mettere a repentaglio l'incolumità degli addetti ai lavori. Oggi, invece, Michele è anche una curva: la Parabolica, a Monza, sulla sua pista di casa, oggi si chiama curva "Alboreto" (o Parabolica Alboreto, per mettere insieme passato e presente). E infine c'è una storia struggente, relativa a quel 1985 di sfide con la McLaren. Il ferrarista un giorno promise ai suoi meccanici che, se avesse vinto il mondiale, avrebbe pagato a tutti loro una vacanza alle Maldive. Il titolo non arrivò, ma Michele la vacanza ai suoi meccanici la pagò lo stesso. Chiedi chi era Alboreto, ti risponderanno un ragazzo d'oro.
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