Charles Leclerc e la mente da pilota: dove si vincono davvero le gare

Leclerc racconta quanto la mente sia decisiva in F1: tra pressione, distrazioni e routine, la differenza la fa la concentrazione nei momenti chiave

Charles Leclerc e la mente da pilota: dove si vincono davvero le gare
© Getty Images

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 10 aprile 2026, 12:57

In Formula 1 si parla spesso di talento, velocità e istinto. Ma a certi livelli, dove ogni dettaglio è portato all’estremo, la differenza non è più solo tecnica. Per Charles Leclerc, il vero campo di battaglia è la mente. Nel corso del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, il ferrarista ha offerto uno sguardo molto lucido su cosa significhi competere al massimo livello oggi. Non solo guidare al limite, ma farlo con una precisione mentale assoluta, soprattutto nei momenti che contano davvero.

La preparazione mentale è qualcosa che per me è super importante. In Formula 1 ad esempio, penso che se prendi 22 piloti in griglia nel giorno migliore non ci sia nessuna differenza tra di noi”. Il punto di partenza è proprio questo: l’equilibrio. Il monegasco spiega che oggi, in Formula 1 il margine tra i piloti è sottilissimo, tutti sono veloci, tutti hanno talento, tutti hanno meritato di essere lì

La cosa che fa veramente la differenza è la mente”. Una frase semplice, ma che racchiude un concetto enorme. Se il talento è il requisito d’ingresso, la gestione mentale è ciò che separa i grandi dai campioni. “È chi riesce a mettere da parte le emozioni, è essere al 100% sul giro che conta in Q3 o in un Gran Premio, è quando la pressione è addosso e che devi fare un sorpasso.

Qui emerge uno degli aspetti più affascinanti della Formula 1 moderna: la capacità di “spegnere” tutto il resto. Pubblico, aspettative, errori passati, conseguenze future. Rimanere solo nel momento. Ma c’è un passaggio ancora più interessante, che racconta qualcosa che spesso non si vede: il momento di transizione.

Quello in cui un pilota passa dall’essere una figura pubblica, tra fan, sponsor e media, a entrare completamente nella propria “bolla”. Prima della partenza, la griglia diventa un luogo affollato, pieno di stimoli e distrazioni. Tra ingegneri, sponsor, ospiti e tifosi, il pilota si trova immerso in un contesto caotico proprio nei minuti che precedono la gara, quando invece avrebbe bisogno del massimo della concentrazione.

Il confronto con il passato è netto. In Formula 2, racconta, tutto era più semplice: meno attenzione mediatica, meno persone intorno, più facilità nel restare nella propria zona mentale. Poteva entrare e uscire dalla macchina senza essere continuamente interrotto. In Formula 1, invece, cambia tutto. Arrivano sponsor, ospiti, tifosi. Foto, richieste, interazioni. E proprio quando la concentrazione dovrebbe essere totale, il contesto è il più dispersivo possibile

Per questo, negli anni, ha dovuto costruire un nuovo approccio. Routine precise che gli permettono di “staccare” dal caos esterno e rientrare nel suo universo. Il momento della concentrazione, quindi, non è immediato. È un processo. Un passaggio graduale in cui il pilota deve riuscire a spegnere tutto il resto e riportare l’attenzione solo sulla gara.

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