Charles Leclerc e la mente da pilota: dove si vincono davvero le gare

Leclerc racconta quanto la mente sia decisiva in F1: tra pressione, distrazioni e routine, la differenza la fa la concentrazione nei momenti chiave

Charles Leclerc e la mente da pilota: dove si vincono davvero le gare
© Getty Images

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 10 aprile 2026, 12:57

L’allenamento mentale

Se oggi questi temi sono sempre più centrali, nel percorso di Leclerc lo sono stati fin dall’inizio. Il lavoro mentale non è arrivato dopo, ma è stato costruito negli anni, quasi in parallelo con quello in pista. “Quando avevo 11 anni sono stato in un centro a Viareggio che si chiama "Formula Medicine" e li avevo iniziato a fare già preparazione mentale per la concentrazione, per provare a controllare le emozioni nel modo migliore, questo è stato di grande beneficio per il resto del della della mia carriera”. Un aspetto interessante è proprio la precocità: iniziare a lavorare sulla mente in fase pre adolescenziale significa crescere con una consapevolezza diversa, sviluppare strumenti che diventano naturali col tempo.

Una nuova generazione più consapevole

Il cambiamento generazionale è evidente. Se in passato il tema mentale era spesso nascosto o poco discusso, oggi è centrale, condiviso, studiato. Leclerc conferma questa evoluzione, sottolineando il ruolo della tecnologia: “Adesso con la tecnologia c’è molta più consapevolezza e anche molto più strumenti. Io avevo una fascia in testa che mi diceva quando ero concentrato e quando ero rilassato”. 

La differenza, oggi, è anche negli strumenti. Non si tratta più solo di sensazioni, ma di dati, feedback, analisi. “E questo aiuta tantissimo a capire quali sono le sensazioni sia in momenti di concentrazione che di stress”. È quasi un paradosso: per guidare meglio una macchina da Formula 1, bisogna prima imparare a “leggere” se stessi. “Facendo questo lavoro così presto nella mia carriera ho avuto la possibilità di essere più consapevole di come mi sentivo e gestire momenti difficili o anche molto buoni in una maniera un po' più ragionata”.

Questo è ciò che permette di affrontare due situazioni opposte, ma ugualmente delicate: la difficoltà e il successo. Perché anche i momenti positivi, se non gestiti, possono diventare una distrazione.

Tra pressione e ironia

E poi c’è la pressione. Quella vera. Quella che si concentra in pochi secondi, magari in un giro di qualifica dove si decide tutto. Ma quando gli viene chiesto quale sia stato il momento più carico di emozione tra la guida di una monoposto e il suo recente matrimonio, Leclerc sorprende con una risposta che esce dalla pista: “Penso quel giorno, no? Perché lo stress è alto, perché comunque c’è un’organizzazione dietro, speri che sia il più perfetto possibile, perché comunque sarà un giorno super importante”.

E qui arriva la battuta che alleggerisce tutto, ma allo stesso tempo dice molto: “E un giro in qualifica si può rifare, un matrimonio no!”. È una frase ironica, ma racchiude una verità interessante. In pista, per quanto tutto sia estremo, c’è quasi sempre una seconda possibilità: un altro giro, un’altra gara, un’altra stagione. Nella vita, invece, certi momenti sono unici.

La vera differenza

Il racconto di Charles Leclerc offre uno spaccato molto chiaro della Formula 1 moderna: uno sport dove la preparazione non è più solo fisica e tecnica, ma sempre più mentale. In un ambiente in cui tutti sono veloci, ciò che conta davvero è la capacità di essere lucidi quando serve, di restare presenti, di gestire emozioni e pressione senza farsi travolgere. Ed è forse proprio questo il punto più interessante: la differenza non si vede. Non è un sorpasso spettacolare o un giro perfetto. È tutto quello che succede prima, dentro la testa del pilota. È lì che, oggi più che mai, si vincono le gare.

(2/2).

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