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GP Australia 1996, Ferrari: 30 anni fa cominciava l'era Schumacher

Pubblicato il 10 marzo 2026, 09:04 (Aggiornato il 10 marzo 2026, 10:11)
Da Melbourne 1996 in poi, la storia sarebbe stata deviata verso una Rossa che negli ultimi anni era parsa stinta, e che inseguiva già da 17 anni (sarebbero diventati 21) quel titolo Piloti vinto per l'ultima volta da Jody Scheckter. Il 1996 regalò pochi momenti di gloria, ma tutti leggendari: Barcellona, la vittoria sotto il diluvio; Spa, una corsa straordinaria sul suo circuito preferito; e poi Monza, il primo bagno di folla vestito di rosso, la prima delle undici sinfonie su suolo italiano a bordo di una Ferrari, contando sia Imola che Monza.
I primi mattoni dell'impero
La base dell'impero, del "dream team", fu proprio quel 1996. Un anno speso mai in lizza per il titolo, passato tutto a ricostruire, testare, migliorare. Un anno non privo di momenti alti, ma soprattutto di momenti bassi, come il ko nel giro di ricognizione a Magny-Cours. Volevano la testa di Jean Todt, e Schumi rispose che, senza di lui, non si sarebbe ritenuto obbligato a restare. Fortuna che restarono, lui e Jean, mentre cambiavano la Ferrari per riportarla in alto: test anticipati di un'ora, metodi e cultura rivisti, una squadra che di giorno in giorno diventava famiglia. I turni di lavoro in pista, con Schumi a girare, erano massacranti; ma esserci voleva dire far parte di qualcosa di più grande, come poche altre volte si è visto nello sport. "Domani se volete è sciopero, però gira Michael...". E allora, niente sciopero. Tutti in pista, ai box, in garage ad aggiustare.
La prima Ferrari che gli dettero da portare in gara fu la F310. Generosa nelle forme, ma difficile da domare. Lenta al punto che anche oggi, a distanza di 30 anni, Eddie Irvine si chiede come diavolo abbia fatto Schumi a vincerci tre gare. Rendendosi subito conto che a lui, certe cose, non sarebbero mai riuscite; un po' come Berger con Senna, anche per Eddie Irvine fu relativamente semplice accettare di avere di fianco al box non un bravo pilota, non un campione, bensì un fenomeno.
L'inizio della favola
Quella che cominciava a Melbourne, 30 anni fa, è più di una semplice storia di sport. Chiedere a chi l'ha vissuta da dentro, quell'esperienza. A quei meccanici che per Michael avrebbero fatto di tutto, ripagati da lui con il massimo della riconoscenza. Tre decenni fa, a Melbourne, cominciava una storia che sarebbe stata degna di essere raccontata. Per sempre.
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