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GP Australia 1996, Ferrari: 30 anni fa cominciava l'era Schumacher

Pubblicato il 10 marzo 2026, 09:04 (Aggiornato il 10 marzo 2026, 10:11)
Si era presentato, all'Estoril, con largo anticipo sull'orario prefissato. Quando i meccanici, i suoi futuri meccanici, arrivarono in circuito, lui era là che aspettava. Poi via, dentro quella macchina che avrebbe guidato solo per un test conoscitivo, per capire da dove si sarebbe partiti. Michael Schumacher, lui. Vestito di bianco dopo il divieto di girare con tuta e sponsor diversi, mentre il suo accordo con la Benetton andava a consumarsi.
Era la fine del 1995, e Schumi aveva appena deciso di tuffarsi nell'avventura Ferrari. Era novembre, ed a marzo sarebbe arrivato il suo primo GP di sempre con la Rossa. Per cui, un inverno di test e poi dritti dall'altra parte del mondo: GP Australia, Melbourne, 10 marzo 1996. La prima di sempre all'Albert Park. La prima di sempre di Schumi con il Cavallino Rampante.
Tante storie a Melbourne 1996
Non fu una grande gara, a dirla tutta. Un quarto tempo in qualifica, a sette decimi dalle imprendibili Williams, ma dietro pure ad Eddie Irvine, neo ferrarista come lui e suo nuovo compagno di squadra. E fu proprio Eddie, a prendersi i sorrisi della nuova era ferrarista che andava ad aprirsi: lui terzo, ad un minuto dalle Williams; Schumi ko dopo 32 giri, per guasto ai freni. La soddisfazione più grande di giornata se la prese Damon Hill, il nemico delle precedenti battaglie: con Schumi ad intraprendere la via di Maranello, la sua nemesi delle due stagioni precedenti, il figlio di Damon aveva finalmente campo libero verso il titolo. Unico avversario un altro figlio d'arte, tale Jacques Villeneuve, il figlio di Gilles, mai dimenticato dal popolo rosso, quella domenica mattina diviso col cuore a tifare per la nuova Ferrari, ma pure con una punta d'affetto istintiva per quel giovanotto canadese che, solo da lontano, ricordava Gilles, fuggito via troppo presto.
Jacques Villeneuve, anche se all'epoca molti nostalgici lo desideravano, non sarebbe mai arrivato a Maranello. Schumi invece ci sarebbe rimasto per undici stagioni, a monopolizzare successi ed attenzioni, costruendo una squadra che, dalle lacune di quel 1996, avrebbe messo mattone dopo mattone per arrivare a costruire un impero. Di quell'impero lui era imperatore, re, Kaiser, da soprannome conquistato nel tempo.
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