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Damon Hill, quella volta che disse no alla Ferrari per un motivo molto semplice
F.P.
Pubblicato il 15 gennaio 2026, 14:14 (Aggiornato il 15 gennaio 2026, 13:42)
Trent’anni fa a Maranello iniziava l’era Schumacher, per semplificare quello che era un progetto molto più ampio. Una ricostruzione guidata dal presidente Montezemolo, che aveva già portato Todt in Ferrari, poi la triade Benetton Brawn-Schumacher-Byrne. Una formazione costruita pezzo dopo pezzo e che avrebbe prodotto l’era d’oro vissuta tra il 1999 e il 2005.
Nel 1996, Damon Hill dopo due stagioni in corsa per il titolo, in sfida con Schumacher, fece centro vincendo il campionato con la Williams e portando con sé, altrove, il numero 1 nel 1997. Scelse la Arrows, rifiutando per ragioni economiche, in un gioco di porte scorrevoli decisivo, l’offerta, tra le altre, della McLaren.
I contatti con Todt
Tra il ’97 e il ’99 l’inglese corse in squadre di secondo piano, la Jordan per due stagioni che portarono al ritiro dalla Formula 1, dopo l’esperienza Arrows della quale si ricorda solo l’exploit nel GP d’Ungheria del 1997: secondo posto dopo una gara corsa al comando, persa all’ultimo giro per problemi tecnici.
In quegli anni avrebbe potuto, McLaren a parte, fare scelte diverse, come ha rivelato al podcast di Johnny Herbert, Stay on Track. Un Hill in Ferrari è stata una concreta possibilità, secondo quando raccontato dal diretto interessato: “Immagino che possa esserci stata una situazione”, ha rivelato Damon parlando della chance di guidare per la Rossa. “Io avevo una regola fondamentale, che era di essere sulla miglior macchina e con le miglior opportunità di vittoria. Quindi, se fosse stata una delle migliori macchine…
Ho rifiutato perché, quando avevo bisogno di un volante, Jean Todt mi disse di andare e parlarne senza impegno. Andai in Italia, lo incontrai a casa sua e mi disse che avrei dovuto fare il secondo di Michael. Non è un’offerta che non si può rifiutare. È un’offerta che devi rifiutare”.
Furono gli anni di Irvine secondo pilota a Maranello, tra il 1996 e il 1999, prima che toccasse a Barrichello affiancare Schumacher. Hill, continuando con i ricordi di quella discussione con Todt, aggiunge: “Forse avrei dovuto farlo, avrei dovuto andarci. A ogni modo, non importa, perché quando chiesero anni fa a Todt, negò che fossi mai andato a parlare con lui. Forse devo essermelo sognato”.
In una storia che non si scrive mai con i se e i ma, nel 1999 Irvine ebbe l’occasione di una vita, correndo fino all’ultimo per la vittoria del titolo Piloti, dopo l’incidente occorso a Schumacher a Silverstone e aiutato dai problemi (ed errori) della McLaren e di Hakkinen.
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