Confronto Mercedes-Ferrari: W17 ottima non solo nel motore, SF-26 una base solida

La Rossa ha cominciato con il piede giusto il 2026, e seppur tra tante note incoraggianti la Freccia d'Argento ha dominato, con il sospetto che avesse ancora margine
Confronto Mercedes-Ferrari: W17 ottima non solo nel motore, SF-26 una base solida
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Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 9 marzo 2026, 09:58

Argento vivo, rosso acceso. Mercedes può sorridere, la Ferrari può essere quantomeno serena. Sono loro due, quelle che hanno fatto i compiti a casa meglio di tutti, all’alba del mondiale 2026. Certo, l’asticella posta dalla casa della Stella è altissima, e per il momento anche il Cavallino Rampante resta lontano da quel livello. Tuttavia, è indubbio che l’unica capace di dare un po’ di filo da torcere alle Frecce d’Argento sia stata proprio la Rossa.

 

 

Quanto ha di vantaggio la Mercedes?

Quant’è, l’attuale vantaggio della Mercedes? Difficile rispondere, complicato quantificare. Di sicuro, gli otto decimi rimediati in qualifica sono sembrati qualcosa di anomalo, o comunque qualcosa che non si è riverificato in gara. Vasseur ha valutato, ad occhio e croce, in circa mezzo secondo il vantaggio del “pacchetto” Mercedes rispetto a quello Ferrari: Fred ha ragione quando dice che scindere tra telaio e motore, dal momento che si fanno compromessi in uno o nell’altro senso ed alla fine conta solo il livello complessivo, è troppo semplicistico. La certezza dopo Melbourne, prima gara di un mondiale in cui la curva di apprendimento è enorme e quella del potenziale di sviluppo pure, è che la Mercedes parte davanti a tutti e lo fa in comodità, con il sospetto che per la seconda parte di gara neanche abbia forzato: la Ferrari non era un problema e dovevano gestire le gomme

 

 

In cosa è forte la Mercedes: guai a sottovalutare il telaio

Segnatamente, dov’è che la Mercedes trova il suo vantaggio? Parlare di motore è ovvio e giusto, ma non è solo motore: la W17 è una bella macchina, forte sui fondamentali, senza vizi (e non è un caso che in Q3 abbia portato a casa il miglior tempo in ognuno dei tre settori). Ed è bene sottolinearlo, per non illudersi che su telaio e aerodinamica la Mercedes non abbia fatto un buon lavoro: anche il fatto che nel box d’argento non abbiano indugiato a chiamare i piloti ai box con la prima VSC, fa capire quanto si sentissero sicuri nel team di Wolff di poter coprire oltre 40 giri (46, per la precisione) con un solo set di hard. Una certezza che la Ferrari, ad esempio, non aveva: anche questo è sintomatico di quanto i dati interni siano incoraggianti, per la casa della Stella, ottima nei long run anche nelle libere. In qualifica, probabilmente, la Mercedes ha qualcosa in più, grazie alla capacità di avere riserva energetica con una mappatura che, volendo, può richiamare il “Party Mode” di circa un decennio fa, quando le vetture d’argento cambiavano repentinamente passo sul giro secco non appena ricorrevano ad una data modalità di utilizzo. A chi chiede se si possono cambiare le mappature tra qualifica e gara, la risposta è: ad essere vincolata tra sabato e domenica è la mappatura del motore termico, non quella della parte ibrida. In gara, le fasi caotiche tra partenza, Overtake Mode e altro hanno forse reso più difficile individuare la superiorità di una PU che finora ha saputo essere regina sia nella potenza che nell’efficienza energetica.

 

 

Ferrari: base solida su cui costruire

La Ferrari, comunque, ha confermato di avere una buona base, solida ed incoraggiante, sulla quale costruire la sua stagione. In quella che sarà una lunga maratona con gli aggiornamenti, la Ferrari parte da prima antagonista rispetto alla Mercedes, con margine sulla terza e quarta forza (Red Bull e McLaren). In attesa di vedere come andranno le cose su una pista diversa come Shanghai, e soprattutto su piste in cui ricaricare sarà meno complicato (piste con più frenate violente, dunque), la Rossa riparte da alcune certezze. La prima è che la macchina, come base, è buona: nei passaggi guidati la SF-26 aveva ottimi riferimenti, a conferma che tra carico, bilanciamento e guidabilità la Rossa è nata bene. Pure Hamilton, ed è una lieta notizia dalle parti di Maranello, pare gradire la macchina: con uno o due giri in più, forse il podio sarebbe stato suo. Di ottimale la Ferrari ha il sistema di partenza: in una procedura in cui lo spegnimento dei semafori è stato anomalo (al punto che tanti non avevano la massima carica disponibile), le SF-26 non hanno avuto problemi e sono partite a fionda, come avevano già fatto vedere nei test. Il turbo di dimensioni contenute aiuta al via e aiuta, probabilmente, anche nelle prime fasi di gara, quando le macchine più pesanti causa pieno di benzina sono più “goffe”: nelle basse velocità, un turbo piccolo aiuta a migliorare non poco la trazione. La partenza sarà un’arma, perché su piste in cui sarà più difficile sorpassare prendersi la testa al via sarà ancora più importante. Sul passo gara, poi, Hamilton nel finale era il più veloce, ma bisogna chiedersi quanto bisogno avessero i due Mercedes di spingere: per questo occorre sostituire l’ottimismo con la cautela, perché il sospetto che le W17 avessero ancora qualcosa in tasca è forte.

 

 

 

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