GP Australia e nuova F1: cosa funziona, cosa no

In attesa di altre verifiche, primo giudizio sulla nuova F1: bene l'imprevedibilità, a patto che tutto non si trasformi, come visto a tratti a Melbourne, in caos
GP Australia e nuova F1: cosa funziona, cosa no
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 8 marzo 2026, 08:22

Il budino puoi osservarlo quanto vuoi, ma per scoprire se è buono o no devi fare solo una cosa: assaggiarlo. E ora che l'assaggio è avvenuto, ora che questa nuova F1 si è presentata con la prima gara, ci sono gli elementi per stilare un primo, e non assolutamente definitivo, bilancio della nuova era.

Cosa funziona: imprevedibilità e differenze tecniche

Chiariamo subito: non è stata una gara troppo noiosa. Soprattutto sul fronte dell'affidabilità, è tornato il brivido per l'imprevisto, il colpo di scena della rottura, la tensione di chi sa che può presentarsi un problema da un momento all'altro. Roba di un'altra F1, quanto i guasti meccanici erano all'ordine del giorno. La situazione sull'affidabilità andrà indubbiamente a migliorare, ma di fondo resterà la sensazione di macchine più fragili e pure un filo più difficili da guidare, in un contesto tecnico che finora mantiene certe differenze di base. Mercedes che fa fruttare la sua efficienza energetica, Mercedes che è forte al di là del motore, una Ferrari molto buona sul lato telaio, aerodinamico e sulle partenze, una bella bagarre pronta a riproporsi a centro gruppo. Di base, resta pure la sensazione che oggi sia meno complicato restare in scia ad un'altra vettura: la perdita di carico c'è (pure Russell ha parlato di sottosterzo quando si è dietro), ma meno drastica rispetto al passato.

Anche dover parlare meno di gomme, probabilmente, non è un male: si pensava molto a spingere, i guai di graining, usura e degrado appena accennati. A meno che la gestione gomma non venga del tutto sostituita dalla gestione dell'energia, una F1 meno propensa ad essere troppo sensibile all'utilizzo corretto o sbagliato delle gomme può essere un pregio. Poi, volendo, il fatto che non si può dormire sonni tranquilli con i sorpassi: un attimo dopo aver avuto potenza ed energia in abbondanza, rischi di trovarti con la batteria vuota e pronto di nuovo ad essere sorpassato. L'imprevedibilità si mischia al caos: ed è qui che cominciano i problemi.

Cosa non funziona: l'arte del sorpasso e della qualifica non può essere questo

Perché quando un sorpasso non si capisce più se è fatto per acume tattico legato all'energia, per la bravura del pilota tra preparazione dell'attacco (o preparazione della difesa, per chi si difende) o decisione in frenata, oppure per repentini tagli di energia che confondono il tifoso, non si può dire che non ci sia un problema. Il timore più grosso, in tutto ciò, è che questa F1 nel primo weekend è sembrata togliere gli spunti migliori nelle abilità dei piloti: i sorpassi ed il giro in qualifica. Perché dopo aver detto dei sorpassi, non si può tacere dello scarso spettacolo visto al sabato: una F1 che plafona nel giro di qualifica non è roba che esalta. I giri magici, quelli che ti portano in pole, non possono essere cancellati in un colpo solo: prova ne sia la chicane 9-10, fino all'anno scorso una doppia curva da pelo e quest'anno una piega affrontata a velocità irrisorie rispetto a quelle cui eravamo abituati, proprio perché finiva l'energia. No, un giro da pole non può essere questo, non può essere molto frutto di software di energia sofisticati e poco di manico. E con questo torniamo ai sorpassi, che non devono essere artificiali, ma fatti con classe.

In tutto ciò, serve la sensazione di fondo di essere di fronte più ad un qualcosa di caotico che di imprevedibile, nel quale il tifoso fa presto a perdersi, a non capire. Corse più cervellotiche, forse troppo, figlie di un regolamento che, bene ricordarlo, case e motoristi hanno avallato. Per il resto, questa F1 2026 ha tutto il diritto di replica su una pista meno esigente sul fronte dei consumi e meno estrema sul fronte energetico, dove magari frenate e lunghi rettilinei sono più equilibrati. Tanto resta da riverificare per questa Formula 1 che, tra "Formula Motore" e "Formula Energia", non deve diventare "Formula Caos".

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