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Test Sakhir-1: cosa ha detto il Bahrain

Pubblicato il 14 febbraio 2026, 09:24
Di sicuro, non è Barcellona. Per spunti, per informazioni, per riscontri. Si capisce qualcosa di più, di questa F1, che ha ancora tanto da dire da qui a Melbourne. Sakhir, pista diversa da quella catalana, ha offerto altri temi di analisi ed altri approfondimenti rispetto a quanto visto al Montmelò, in una fase che inizia a farsi caldissima: non manca poi molto a spedire gli imballaggi verso l'Australia.
Stile di guida: quadro meno positivo
Dalla Spagna, le pochissime notizie filtrate dai canali ufficiali avevano raccontato di un gruppo di piloti insolitamente unito nel giudizio: queste F1 sono divertenti. Forse perché non erano stati interpellati tutti, forse perché, avvicinando un po' di più al limite queste vetture, si è scoperto altro: e adesso non tutti sono più disposti a giurare che siano effettivamente divertenti da guidare. Aveva cominciato Hamilton, nel day-1 di Sakhir, il primo a ritrattare dopo aver commentato positivamente le prime sensazioni alla guida delle nuove monoposto in Spagna; poi si è aggiunto Perez ed infine Verstappen, il più critico di tutti, capace di indicare queste auto come delle "Formula E con gli steroidi". La critica pende soprattutto sul modo in cui vanno guidate queste macchine per avere energia a bordo: cambia la frenata, e pure le marce vanno utilizzate in modo differente; ad esempio, può essere utile affrontare una curva con una marcia più bassa di quanto si potrebbe per aiutare la batteria a ricaricarsi, a costo di sacrificare qualche chilometro orario di percorrenza. Un qualcosa che non piace nemmeno ad Alonso, anche lui tra i critici: "Se si va piano in curva, la funzione principale del pilota muore. E' in curva che un pilota si prende più rischi".
Efficienza, non potenza
E proprio sulla gestione energetica il Bahrain ha detto qualcosa in più rispetto alle prove di Barcellona. Su un tracciato che offre non uno, ma ben quattro rettilinei piuttosto lunghi, si sono viste le differenze di gestione tra le più disparate: sarà un tema soprattutto in gara, quando potremmo vedere fasi con ampie differenze di velocità dovute ad un diverso tipo di gestione. E' lecito supporre che le grandi differenze viste finora facciano parte di una sperimentazione che andrà ad uniformarsi nel corso delle settimane, quando team e piloti avranno preso dimestichezza con le modalità di utilizzo del motore e trovato una quadra; tuttavia non si può non menzionare l'enorme differenza che si è vista tra un giro e l'altro, tra chi massimizzava in fondo ai rettilinei uscendo piano di curva, chi se teneva invece una riserva da distribuire in maniera più omogenea lungo il giro, chi invece spremeva molto la batteria in allungo salvo poi ritrovarsi, alla fine del rettilineo, con un grosso clipping da affrontare. L'innesto o la scalata delle marce, una frenata più o meno dolce, un software di gestione per massimizzare il tempo sul giro: sono F1 davvero complesse, per gare in cui l'efficienza, molto probabilmente, sarà molto più importante del picco di potenza.
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