GP Argentina 1956, debutta Fangio in Ferrari: vittoria condivisa con Musso

22 gennaio 1956, GP Argentina: vittoria su Ferrari di Fangio e Musso, con Luigi a cedere la vettura e Juan Manuel a completare una superlativa rimonta
GP Argentina 1956, debutta Fangio in Ferrari: vittoria condivisa con Musso

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 22 gennaio 2026, 13:58

E' facile, sin troppo facile ricordare che la (breve) carriera del Juan Manuel Fangio ferrarista sia cominciata con una vittoria. Buenos Aires, GP Argentina, 22 gennaio 1956, ovvero 70 anni fa: prima gara del mondiale, prima corsa del "Maestro" con la Ferrari, prima vittoria. Un successo non totale, non solitario, ma condiviso: nell'epoca in cui era concesso spartirsi la stessa auto nello stesso GP, Juan Manuel Fangio vinse quella gara con Luigi Musso.

La prima di Fangio in Rosso con la"Ferrari" D50

Se ricordare la prima vittoria di Fangio con la Ferrari è facile, più difficile è ricordare la partecipazione iniziale dell'italiano, oscurato nelle cronache da quella rimonta leggendaria dell'argentino, alle prese con una delle sue gare più belle. Ma è bello, e soprattutto giusto, ricordare anche Musso, in quella che fu la sua prima ed unica vittoria della carriera in Formula 1. Era una corsa particolare, quella: la Ferrari, dopo un 1955 disastroso, ci teneva particolarmente a partire bene, anche perché debuttava con il Cavallino Rampante proprio Juan Manuel Fangio. Lo faceva su una Ferrari sì, ma con materiale di fatto Lancia: quest'ultima dopo la scomparsa di Ascari si era ritirata, ed aveva ceduto tutto il validissimo materiale alla casa di Maranello. Il Drake, in un periodo di difficoltà tecnica, fu ben lieto di mettere in pista quell'inaspettato "regalo": e così, la Lancia D50 divenne Ferrari D50, modificata appena in pochissimi punti.

 

 

La rimonta furiosa di Fangio

Debutto fortunato, ma non per l'esemplare di Fangio: dopo la pole position, Juan Manuel non parte bene, perde qualche posizione e comincia ad avvertire problemi al motore che lo porterebbero al ritiro, ma è qui che la Ferrari ferma Musso, 5° in quel momento, chiedendogli di cedere la vettura a Fangio. L'argentino riparte ultimissimo, con un giro di distacco dalla macchina di testa (la Maserati del connazionale Carlos Menditeguy), ma dà il via ad una rimonta spettacolare: mentre piazza un sorpasso dopo l'altro Menditeguy finisce fuori pista, mentre al 67° dei 98 giri in programma l'altra Maserati di Moss, che nel frattempo ha ereditato la testa, comincia ad avere problemi cedendo il comando proprio a Fangio. L'ultimo brivido una decina di passaggi dopo, con un fuoripista per Fangio: l'idolo locale viene aiutato a ripartire da dei tifosi (alcuni dicono un tifoso ed un poliziotto) e va a vincere tra le proteste di casa Maserati, che vedono respinto il loro reclamo. La vittoria così va a Fangio e Musso in condivisione, con le Maserati di Behra e Hawthorn rispettivamente seconda e terza: è il caso curioso in cui il 2° classificato dopo il primo GP stagionale si ritrova leader in classifica, dato che la guida condivisa comporta la metà dei punti ripartiti tra i due piloti che si sono alternati su quella vettura.

Luigi Musso, Fiamma Breschi ed Enzo Ferrari

Fangio a fine anno vincerà il quarto dei suoi cinque titoli, e risulteranno fondamentali i punti conquistati in guida condivisa con Musso in Argentina e con Collins a Monaco e Monza. Dunque, Musso in qualche modo ha messo lo zampino in quel titolo iridato vinto da Fangio e dalla Ferrari, e per questo merita di essere ricordato a 70 anni dal gesto di cedere la macchina al compagno di squadra. Troverà la morte due anni dopo, a Reims, nel GP Francia 1958: Fangio, che aveva già deciso di non essere più un pilota a tempo pieno, decreterà proprio quel giorno di non correre mai più in F1, toccato nel profondo dal lutto del suo vecchio compagno di squadra. Musso, invece, avrebbe lasciato a pochi giorni dal 34° compleanno la vita e la sua compagna di allora, Fiamma Breschi, donna per la quale aveva deciso di chiudere il suo precedente matrimonio. Una vita al limite, in pista e nella vita, come tantissimi altri colleghi di allora. Fiamma, appresa la notizia della scomparsa di Luigi, tenterà di gettarsi dal balcone dell'hotel in cui alloggiava, fermata dalle compagne di Fangio, Beba, e Trintignant, Lulù. Enzo Ferrari, dandole il suo appoggio, l'avrebbe aiutata a ripartire, dando vita ad un rapporto rimasto sempre un po' misterioso. Ma questa, è un'altra storia.

 

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