Guida, rabbia e positività. Cosa fa innamorare di Charles Leclerc

È esemplare: irriducibile la sua tensione a costruire la Ferrari. La chiave per il futuro è non perderlo come punto di riferimento
Guida, rabbia e positività. Cosa fa innamorare di Charles Leclerc
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Fulvio SolmsFulvio Solms

Pubblicato il 27 novembre 2025, 12:13

Siamo tutti innamorati di Charles, e Alexandra non ce ne voglia. Niente anello in questo caso, ché la quetione è un'altra: come fai a non perdere la testa per un pilota che cava sangue dalle rape ovvero da una macchina sbagliata, e soffre, e si danna, e spinge ancora, e tira pugni al volante e improperi al cielo, e poi rimette ancora giù la testa?

Perché alla fine delle tempeste che muovono il suo cuore, rapidamente ammansite con l'autocontrollo, l'atteggiamento è quello: lasciarsi alle spalle le scorie, guardare avanti, riflettere su quel che è ancora possibile fare. Siamo davanti al pilota più ferrarista che sia mai esistito, da sempre. Una cartina tornasole che consente di comprendere il suo stato d'animo e di apprezzarlo, sono proprio le parolacce. Di troppo per John Elkann, indecosore per Ben Sulayem, ma in realtà giusificabili se sfuggono alla bocca di un ragazo garbato come Charles, e lucido - lui più di tutti dentro le mura di Maranello -, e capace in pista e anche esasperato, purtroppo. 

Si era ancora all'inizio del GP di Las Vegas - primi seri giri dopo la prima Virtual Safety Car - quando un suo grido belluino portava contenuti tecnici: "Spingo come un animale!". Un chiaro messaggio per dire agli ingegneri: quel che vedete sui vostri monitor è il massimo, se non più, di quanto si possa ottenere da questa macchina; dunque non sognatevi di invitarmi ad alzare il ritmo. E difatti nessuno s'è permesso: con la SF-25 lenta in rettilineo perché più carica aerodinamicamente (più di quella di Hamilton per precisa scelta tecnica), Charles ha dovuto gettare il suo cuore oltre ogni curva.

Lo ha poi chiarito a gara finita, con un'espressione non semplicemente stanca ma proprio spremuta: "Mi spiace dirlo, ma non ho lasciato veramente niente. Tutti i giri sono stati tirati come in una qualifica, in tutti ho preso rischi. E mi frustra vedermi sesto e non quinto per due decimi (dietro Antonelli penalizzato, ndr) mi chiedo: si poteva fare qualcosa in più per chiudere al quinto posto? Magari con la power-unit, non so". Avanzare quarto in virtù delle squalifiche ha avuto, se possibile, un effetto anche più beffardo. 

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