Kimi Antonelli, la stella polare

Ci voleva un podio e podio è stato a Singapore. Con una pioggia di punti che autorizzano a sognare, a partire proprio dalla prossima gara in programma ad Austin. Sembra proprio un anno su misura per un immenso Kimi Antonelli
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Kimi Antonelli, la stella polare
© APS

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 13 ottobre 2026, 09:44

C’è un’umidità densa, quasi solida, che ti si appiccica addosso a Singapore. Ti toglie il respiro, ti annebbia i pensieri, trasforma l’abitacolo di una Formula 1 in un inferno di carbonio a cinquanta gradi. Eppure, in mezzo a quella foresta di neon artificiali che squarciano la notte asiatica illudendo il cronometro, l’unica luce che conta è apparsa nitida, ferma, rassicurante. Una stella polare. A tre punte, certo, come impone il marchio cucito sul petto, ma non solo. Quella luce, oggi, ha i tratti ancora gentili ma lo sguardo già di ghiaccio di Andrea Kimi Antonelli.

Antonelli corre da veterano a Singapore

La cronaca nuda e cruda della domenica di Marina Bay ci consegna il secondo acuto consecutivo di Max Verstappen. L’olandese, ferito nell’orgoglio in una stagione che lo ha visto a tratti vulnerabile, ha fatto la voce grossa. Ha guidato con la rabbia agonistica dei giorni migliori, domando una Red Bull tornata affilata e piegando la resistenza di un Charles Leclerc semplicemente encomiabile. Il ferrarista ci ha messo il cuore, il talento e ogni stilla di energia, pennellando i muretti asiatici con una precisione chirurgica per regalare al Cavallino un secondo posto preziosissimo. Gara vera, tirata, vibrante. Ma la verità è che, per una volta, i primi due gradini del podio sono stati soltanto uno splendido contorno.

Il vero capolavoro, il centro di gravità permanente di questo Mondiale, si è materializzato sul gradino più basso. Terzo posto. Un piazzamento che, per chi possiede il talento straripante di Kimi, potrebbe quasi sembrare un compromesso, una mezza sconfitta. Invece, sotto i riflettori di Singapore, è andata in scena la sublimazione della sua impressionante maturità. In una gara dove i muretti non perdonano nulla, dove una frazione di secondo di distrazione si paga con lo schianto e il ritiro, Antonelli ha corso con il pallottoliere piantato nel cervello e l’azoto liquido nelle vene.

Non ha cercato la gloria effimera del sorpasso impossibile. Non ha stressato la meccanica della sua Mercedes in inseguimenti furiosi. Ha disinnescato le infinite trappole di un tracciato spietato, ha gestito le gomme nei momenti di flessione, ha alzato un muro invisibile negli specchietti quando gli avversari hanno provato ad annusare l’odore del sangue. Ha corso, insomma, non da ventenne terribile, ma da dominatore consumato. Un professore antico intrappolato nel corpo di un ragazzo. Questo terzo posto non è una resa cautelativa: è l’ipoteca definitiva, fredda e calcolata, sul campionato del mondo.

Kimi pronto a mettere fine a 73 anni di astinenza: sfoglia le pagine per continuare a leggere (1/2)

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