Italia anima d'asfalto

La crisi in Medio Oriente riporta Formula 1 e WEC in Europa: Imola, Monza e la tradizione tornano centrali nel motorsport
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Italia anima d'asfalto
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 4 agosto 2026, 09:54 (Aggiornato il 4 agosto 2026, 09:16)

Fa freddo a dicembre in Emilia, dicono gli scettici. Domenicali sorride, ci scherza su, con l’ironia di chi conosce i propri polli: «Speriamo non ci sia la neve. Mi ricordo che tanti anni fa al Nürburgring ci fu una spolverata che poi si trasformò in pioggia. Pirelli non sarà pronta per avere gomme invernali... ma magari dovrebbero lavorarci. Seriamente parlando, il meteo ci permetterà di correre».

E ha ragione. Il clima europeo, statistiche alla mano, non è più severo di quello del Nevada, dove da tre anni le monoposto sfrecciano nel gelo notturno di Las Vegas, battendo i denti sotto i neon dei casinò. Se si scalda la gomma sulla Strip, la si scalda anche al Tamburello. Sul Santerno c’è una fiamma che non si è mai spenta, cova sotto la cenere, paziente. L’erba è già tagliata, i cordoli sono lucidi. Il sogno meraviglioso di rivedere Imola nel Mondiale, chiamata ancora una volta a tappare la faglia aperta dai capricci della geopolitica, è una suggestione fantastica, carnale.

L'Italia ancora protagonista nel motorsport internazionale

Imola sa aspettare. Sa che, alla fine del giro, si torna sempre dove lo sport ha radici profonde. Sembra un déjà-vu. Un nastro che si riavvolge e ci riporta a un tempo che pensavamo archiviato nei cassetti degli incubi. L’abbiamo già fatto. Lo abbiamo già dimostrato. Ricordate il 2020? Quando l’aria era malata, i confini sbarrati, il respiro corto e il silenzio assordante copriva il mondo. Allora fu l’Italia a tendere la rete, immensa e robusta, sotto il trapezista che cadeva nel vuoto. Tre Gran Premi di Formula Uno, un miracolo logistico, sanitario e sentimentale.

La vertigine inedita dei saliscendi del Mugello, la liturgia laica e struggente di Monza a porte chiuse, il ritorno romantico e dolente della stessa Imola. E non salvammo solo l’asfalto dei signori. Il Mondiale Rally, quando non sapeva dove sbattere la testa, trovò scialuppe di salvataggio in Sardegna, per poi chiudere i conti con l’eresia meravigliosa e anarchica di Monza a dicembre. Le auto di traverso sulla Parabolica, i fari che tagliavano la nebbia, sotto la pioggia mista a neve. Un’allucinazione bellissima, una dichiarazione d’amore puro al motorsport.

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