Italia anima d'asfalto

La crisi in Medio Oriente riporta Formula 1 e WEC in Europa: Imola, Monza e la tradizione tornano centrali nel motorsport
https://www.google.com/preferences/source?q=autosprint.it, as
Italia anima d'asfalto
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 4 agosto 2026, 09:54 (Aggiornato il 4 agosto 2026, 09:16)

E la chiamata alle armi di oggi non si ferma alle monoposto. La storia non si accontenta di un solo capitolo. La tempesta ha travolto anche l’altra grande anima nomade delle corse, allargando l’abbraccio dell’Europa fino alla penisola iberica: Monza e Barcellona entrano ufficialmente nel calendario del WEC, andandosi a prendere sulle spalle il peso dell’emergenza per sostituire le tappe mediorientali saltate. Non tappabuchi. Non ruote di scorta.

Ma cuori antichi che riprendono a battere forte quando gli altri, i moderni, si fermano spaventati. Insieme, l’autodromo brianzolo e il circuito del Montmelò spalancano i cancelli ai giganti della fatica. Alle ruote coperte. Alle maratone dove il tempo non si misura con i giri sul cronometro, ma in ore di sudore, usura, resistenza umana e meccanica. Le Hypercar – mostri di tecnologia e aerodinamica nati per dominare la notte fonda di Le Mans – trovano in queste due roccaforti il loro rifugio naturale in un momento in cui le certezze internazionali vacillano.

La tradizione torna protagonista nel futuro del motorsport

Mentre altrove i campionati si interrogano angosciati sul loro futuro e scrutano con ansia la mappa temendo il peggio, Italia e Spagna si offrono ancora una volta, nude e fiere, come palcoscenico per le gare di durata per eccellenza. Sfide di passione cruda, dove Ferrari, BMW, Toyota e gli altri pesi massimi dell’automobilismo torneranno a sfidarsi a colpi di staccate furibonde alla Prima Variante o nei curvoni in appoggio della Catalogna, dove la fisica chiede il conto al collo dei piloti.

È l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno. L’Italia, e la cara vecchia Europa, non è una semplice bandierina messa lì per fare colore sulla mappa globale delle multinazionali: ne è la spina dorsale. Ne è l’ossatura, il femore, il sangue. Lasciamo che gli altri costruiscano cattedrali nel deserto con petrodollari e sabbia, destinate a essere spazzate via dal primo mutamento del vento. Noi abbiamo i mattoni rossi. Abbiamo la passione viscerale, la polvere, la memoria.

Quando il vento soffia forte e spazza via i castelli di carte, le corse, spaventate, tornano a cercare l’odore dei pini. Cercano l’ombra del Tamburello, cercano l’eco di chi ha amato, di chi ha vinto, di chi si è spezzato per sempre inseguendo l’assoluto. Perché i contratti milionari si firmano ovunque, nei grattacieli di vetro lucido e nei resort a sette stelle, sorseggiando champagne. Ma le corse, quelle vere, quelle che ti scavano dentro, si salvano sempre e solo in un posto: dove i motori hanno un’anima. E quest’anima, ostinata e fiera, continua ostinatamente a parlare la nostra lingua.

(4/4).

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading