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La Formula Excel

Pubblicato il 28 aprile 2026, 10:12
È la dittatura del foglio Excel che trionfa sul cronometro. Meno attenzione alle critiche di chi rischia la vita a 300 all’ora, più peso ai “numeri” e al “coinvolgimento globale”. A chi alza la voce, come Verstappen, si fa gentilmente notare che la porta è aperta. Nessuno è indispensabile se il brand tira. E pazienza se i campioni veri, quelli che di questo sport hanno scritto la storia, si mettono le mani nei capelli.
Mansell contro la F1 telecomandata
A sbugiardare questa narrazione ci ha pensato uno che di fegato ne aveva da vendere, un leone antico come Nigel Mansell, sceso in campo per ricordare l’ovvio: «Credo sia di vitale importanza che i piloti siano in grado di guidare le vetture al massimo delle loro potenzialità, anziché avere un computer che dice loro quando frenare o meno». Parole sante. Una sacrosanta preghiera di “tornare alla normalità”, ricordando che la F.1 «è il fiore all’occhiello di tutte le corse mondiali, e non dobbiamo dimenticarlo».
Siamo arrivati al punto di non ritorno, quello in cui la tecnologia soffoca l’uomo. Tanto che, ricorda lo stesso Mansell, un fuoriclasse come Fernando Alonso ha fatto ridere (amaro) tutto il paddock dichiarando che, con queste auto da guidare col manuale delle istruzioni, «il suo chef saprebbe guidare meglio di lui». Altro che calibrare chirurgicamente le quote elettriche al 50/50. Taglia corto Mansell: se ne riparlerà in futuro, ma per ora «hanno solo bisogno di dare più potenza alle vetture per poter correre».
L’anima perduta della Formula 1
Correre per davvero, non simulare. Tutto questo è la fotografia spietata di una situazione malata, in cui una crisi d’identità profonda viene nascosta sotto il tappeto degli ascolti televisivi o delle presenze ai Gran Premi. Si punisce o si ignora chi accende la luce sullo sporco, pur di non dover ammettere di aver trasformato la massima espressione del motorsport in un’arida contabilità di flussi energetici.
Ora dai piani nobili si promette che ci sarà molta azione. E c’è da credergli. A Miami ci sarà tantissima azione. Bellissima, colorata, patinata e impeccabile. Manca solo un piccolo, insignificante dettaglio: l’anima di chi corre. Ma per quella, purtroppo, non è stata ancora inventata un’applicazione da scaricare.
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