La Formula Excel

Tra regole sbagliate e show patinato, la F1 diventa un prodotto: tanta azione, zero anima. Il pilota? Sempre meno protagonista
La Formula Excel
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 28 aprile 2026, 10:12

C’era un tempo in cui i Gran Premi erano faccenda da cuori impavidi. Un distillato purissimo di velocitàardimento e talento  chirurgico. Roba per cavalieri del rischio, non per ragionieri del catasto. Oggi, mentre il Circus della Formula Uno sbarca tra i finti moli e le acque verniciate di Miami, ci accorgiamo sgomenti che i burocrati dell’ibrido hanno trasformato l’abitacolo in uno sportello esattoriale.

Le famigerate “nuove norme”, quelle varate per la stagione 2026 e già rattoppate in fretta e furia prima di andare in Florida, partono da un presupposto tragicomico: chi doveva legiferare ha clamorosamente sbagliato, scambiando la pista per un videogioco gestionale dove vince chi ricarica meglio la batteria. E adesso, con l’acqua alla gola dopo tre gare dominate in solitaria dalla gelida perfezione della Mercedes, la Federazione corre ai ripari per evitare che le auto continuino a “piantarsi” in rettilineo per mancanza di megajoule.

Il trionfo del “prodotto” sulla competizione

Eppure, dal Palazzo dei padroni del vapore, non trapela un briciolo di autocritica. Anzi. Mentre i piloti - costretti a fare i contabili del pedale - masticano amaro e Max Verstappen minaccia di fare le valigie disgustato da questo spettacolo di plastica, dai salotti buoni cala una sentenza che ha un sapore amaro: «La Formula Uno non ha problemi, è in ottima forma». Tutto a posto, Madama la Marchesa. Il re è nudo, ma i sarti applaudono. Il ragionamento dei vertici è un capolavoro di cinismo aziendale: «La stragrande maggioranza dei fan è stata positiva riguardo all’azione di gara. Se il pubblico c’è e reagisce, il prodotto funziona».

Hanno usato proprio questa parola: prodotto. Come un fustino del detersivo, un pacchetto di patatine o una polizza vita. Poco importa se le manovre a cui assistiamo non sono sorpassi veri, ma tristi “cambi di posizione” decisi da un algoritmo o da un boost elettrico, simili a chi cede il posto in fila alle Poste. L’importante è sbandierare il record di sorpassi a un pubblico globale che - secondo loro - si accontenta delle lucine colorate e non sa distinguere una staccata al limite da un sorpasso telecomandato.

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