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Ingegneria dell'assurdo

Pubblicato il 7 aprile 2026, 11:30 (Aggiornato il 7 aprile 2026, 10:02)
In nome della transizione ecologica e della gestione dell'energia, si è creata una situazione per cui, in pieno rettilineo o nel cuore di curve da percorrere col fiato sospeso, chi è lanciato per un sorpasso rischia di trovarsi davanti una monoposto piantata a velocità di crociera, intenta a ricaricare le batterie. Un ostacolo improvviso, una chicane mobile di carbonio che si materializza sulle traiettoria di chi arriva a trecento all'ora
Non è allarmismo da bar dello sport, ma cronaca cruda. L'incidente di Oliver Bearman a Suzuka ne è la prova provata: un fuoripista che ha gelato il sangue nelle vene a mezzo mondo, un azzardo disperato per evitare di disintegrare la vettura di Franco Colapinto improvvisamente trasformatasi in un muro lento in mezzo alla pista. Un monito, netto e inequivocabile a non perseverare in questo gioco d'azzardo con le leggi della fisica. Ma è qui che la vicenda assume i contorni del "mistero buffo", degno del la penna di Dario Fo. Perché queste regole, questo ginepraio di norme che trasforma i rettilinei in trappole terribili, non le ha scritte uno sprovveduto passante fuori da un pub. Le hanno volute e redatte a quattro mani gli stessi team.
E allora la domanda sorge spontanea, tagliente come un bisturi: com'è umanamente possibile? Come hanno fatto questi stregoni dell'aerodinamica, questa élite di ingegneri che dispone di su per-computer capaci di calcolare l'impatto di un granello di polvere sull'alettone, a non accorgersi del disastro in agguato? Che fine hanno fatto portentosi e costosissimi strumenti di simulazione su cui si bruciano budget faraonici da mesi, se non anni?
Possibile che in nessuna fabbrica un cervellone elettronico, o anche solo un vecchio meccanico, abbia alzato la mano per far notare l'ovvio. "Scusate, ma se uno frena per ricaricare la batteria e l'altro gli arriva dietro a gas spalan cato, non è che per caso ci scappa l'incidente?". Evidentemence no.
Troppo presi a rincorrere le utopie regolamentari, i sono dimenticati il fattore umano e il principio di autoconservazione. Ora a Londra cercheranno la quadratura del cerchio. Si chiederà a gran voce un cambiamento immediate per scongiurare catastrofi, cercando al contempo di non ammettere il totale fallimento del progetto iniziale. Il rischio, adesso, é quello di mettere una toppa peggiore dei buco, snaturando definitivamente l'essenza già - di per sé perversa e contorta - di questa F1 ibrida.
Un rammendo frottoloso su un abito tagliato male, mentre i piloti incrociano le dita a ogni staccata. Eppure il dubbio rimane, ingombrante come una monoposto piantata in mezzo a una chicane. Ha davvero senso trasformare l'essenza stessa dell'automobilinsmo - la sfida primordiale, ruvida e istintiva tra l'uomo, la macchina e l'aria - in un incomprensibile esercizio di algoritmi impazziti e limitatori di potenza?
Mano male che c'è Antonelli, lassú in cima. Almeno per lui, per ora, la matematica è rimasta semplice, pulita, meravigliosamente antica: chi va più veloce di tutti, vince. Sempre che un comma del regolamento non decida il contrariо.
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